“I libri sono tutto, i libri sono la vita”

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Nella notte tra mercoledì 19 e giovedì 20 settembre 2018 è morta Inge Schönthal Feltrinelli, per tutti “The queen of publishing”, ovvero l’ultima grande regina dell’editoria internazionale.




Nata in Germania a Göttingen il 24 novembre 1930, era ebrea per parte di padre, direttore di una grande industria tessile, e conobbe quindi fin da piccola le svastiche di Hitler. Fu la madre a salvarle la vita, spingendo il marito a scappare in America e mettendo Inge sotto la protezione di Otto, un ufficiale della cavalleria tedesca che le fece da patrigno. Il dopoguerra significò fame, privazioni e un viaggio a vuoto in America, dove il vero padre la respinse. Dovettero passare molti anni prima che lei raccontasse questa storia. Ma la sua intera e straordinaria esistenza, intrecciata alla storia del grande romanzo che è il Novecento italiano ed europeo, è stata una costante alternanza di drammi e fortune, nella quale è sempre riuscita a trasformare le tragedie in opportunità.

Lavora come fotoreporter ‒ e molti sono i personaggi famosi che ha fotografato, da John Fitzgerald Kennedy a Winston Churchill, da Greta Garbo, a Pablo Picasso e Ernest Hemingway (una foto con Hemingway è una delle sue immagini più famose) ‒ quando nel 1958 incontra ad Amburgo Giangiacomo Feltrinelli, fondatore della casa editrice nel 1954, e lo sposa nel 1960. Da allora lo aiuta nella sua impresa culturale, moderna e cosmopolita e dopo la sua tragica morte, nel marzo del 1972, fu la vera salvatrice della casa editrice, poi consegnata al figlio Carlo in buona salute e con un patrimonio culturale invidiabile. Nota oltre che per la sua carriera di editrice anche per il suo stile e il suo carattere, Inge Feltrinelli si descriveva da giovane come una personalità “vivace, allegra, incredibilmente curiosa e dotata di una buona dose di faccia tosta”.

Fotografa come abbiamo detto, grande appassionata di moda, di arte e di ogni forma di creatività, era certamente l’ultima rappresentante di un mondo che non esiste più. “Non si faceva questo mestiere per diventare ricchi, ma per fare circolare idee”, diceva del tempo in cui ha cominciato a lavorare per la casa editrice. Era malata, le sue condizioni di salute erano circondate dal massimo riserbo e il 24 novembre avrebbe compiuto 88 anni; fin quando ha potuto è stata quel “vero vulcano di idee, curiosità, gentilezza” di cui parlava Amos Oz descrivendola. Il presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE) Ricardo Franco Levi ha annunciato che il 10 ottobre, durante la prossima Buchmesse di Francoforte, la più importante fiera di libri europea, l’editrice sarà ricordata da tutta l’editoria italiana al Padiglione italiano. Un riconoscimento meritato (anzi doveroso) per una donna che ha affermato: “Il libro è un oggetto bellissimo e sensuale, un oggetto che non può morire”.



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