Lo scaricamento della bara

L'architetto Franco Ego è morto, divorato da un cancro allo stomaco. Era un uomo dal carattere chiuso, che amava giocare a tennis sotto rete come il suo idolo di gioventù John McEnroe, fare lunghe passeggiate e soprattutto trafficare ore e ore con aggeggi elettronici di varia natura. Prima della malattia - per dirne una - era arrivato ad avere qualcosa come 34 telefoni cellulari, che egli stesso modificava e regalava ad amici e parenti, quindi nessuno si è stupito quando ha lasciato detto di seppellirlo con un Nokia tra le mani. Un telefonino che suo figlio Walter ha provveduto a inserire nella bara del padre prima che i becchini la chiudessero. Spento, naturalmente. Il giorno del funerale di Franco Ego, sono molte le persone che pensano a come il defunto ha 'impattato' sulle loro vite: la moglie Giacinta, annoiata e trascurata, che l'ha ripetutamente tradito; la figlia Gioiarosa, che da piccola è caduta nel fiume Labironte e da allora è sempre stata malaticcia; il migliore amico Enrico Pedri, compagno di infinite sfide a tennis, che ha sedotto la moglie di Ego mentre lui giaceva sul letto di morte; il verduriere Emilio Decesari, vedovo dal fisico massiccio, che accompagnava Ego in lunghe passeggiate nonostante avesse avuto una relazione con la moglie di lui; la giovane Annamaria, fragile e depressa fidanzata di Walter, che aveva instaturato con il 'suocero' un fitto scambio di sms a metà tra ambiguità e innocenza; l'amica degli ultimi giorni Giovanna Scarsellini, anche lei moglie insoddisfatta, che aveva intrecciato con Ego una relazione platonica ma intensa; il figlio Walter, dal carattere chiuso e un po' cinico. Tutte queste persone, poco dopo il funerale, ricevono un sms dal numero +666 3114542367, un sms che apparentemente arriva dal telefono cellulare del defunto Franco Ego. Uno scherzo di cattivo gusto del mago dell'elettronica, oppure davvero si è stabilito un contatto con l'Oltretomba?
Maurizio Cometto torna a esplorare l'immaginario collettivo della comunità di Magniverne dopo il sensazionale Il costruttore di biciclette, che ha attirato su di lui l'attenzione di quasi tutta la critica letteraria italiana (perlomeno quella attenta alla narrativa di genere, o meglio: quella attenta tout court), e lo fa con un racconto lungo, una sorta di macabro divertissement del quale il giovane scrittore piemontese approfitta per introdurre nel suo stile temi finora poco esplorati come il (mal)costume (vedi alla voce: amore e amicizia al tempo degli sms) e i rapporti sentimentali con le loro ipocrisie, miserie e grandezze. Il plot fantastico vero e proprio - qui più che in precedenza si deve parlare di una trama grottesca e surreale alla Buzzati più che di horror in senso stretto e finanche in senso lato - è anzi più che altro sullo sfondo, come fosse un pretesto. Come se lo strano sms che arriva dall'Aldilà (a proposito, ho cercato di interpretare la sequenza numerica alla ricerca di doppi sensi, allusioni o riferimenti matematici ma invano, non ho trovato nulla) fosse un enzima, un catalizzatore di reazioni chimiche e sentimenti che vivono invece ben radicati nell'Aldiqua. Lo stile, quello consueto di Cometto: semplice, lineare, quasi colloquiale, ma zeppo di riferimenti a una sorta di nero folklore (quanti sottintesi, quanti richiami in nomi come Labironte) che prende la tradizione 'nera' delle leggende contadine e la sbatte in un contesto moderno, con un effetto straniante che sa emozionare e ci fa attendere con sempre maggiore ansia il prossimo romanzo, un capitolo forse decisivo per la carriera di Cometto e per l'inquietante saga di Magniverne e del suo popolo.

Leggi l'intervista a Maurizio Cometto

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