Maria
MariaGiovanna Luini
voto
Nadia incontra Maria controvoglia: si è convinta (ma non troppo) ad accettare la proposta di Franco Rossellini e seguirà le pubbliche relazioni della produzione del film “Medea”, di Pasolini, la cui protagonista sarà Maria Callas. Il ruolo non le si addice molto, o almeno questo è ciò che crede: Maria Callas è “la tigre”, una diva scostante e antipatica che certo le renderà la vita difficile. E il primo incontro a Roma non fa che confermare i timori di Nadia: la gentilezza di Maria si confonde con istanti di presunzione e con il gigantesco equivoco di fondo, cioè la convinzione che Nadia sia la nuova segretaria di Maria. Il tentativo di Nadia di sottrarsi a un rapporto che non le piacerà fallisce, e probabilmente è il destino a decidere così: da segretaria inadatta a PR ad amica il passo è brevissimo e il rapporto con Maria diventa la condivisione di trionfi, feste e difficoltà, la gioia di vacanze serene insieme, la semplicità di cene tra amici nell’appartamento romano di Nadia al quinto piano di un vecchio palazzo senza ascensore. E un giorno, su una spiaggia dell’isola di Tragonissi, Maria chiede a Nadia: “Se dovessi morire prima di te voglio che tu dica a tutti chi ero veramente”. Anni dopo, nel 1977, Maria muore e di lei, del suo appartamento, dei gioielli e degli spartiti si perde traccia; Nadia aspetta molto tempo prima di decidere di scrivere qualcosa sulla sua amica perché all’improvviso tanti, troppi, dichiarano al mondo di esserle stati vicini, di conoscerla bene (a volte senza averla mai incontrata), e scrivono biografie che alimentano il mito della Callas senza raccontare la verità… Non amo le biografie e conoscevo poco la Callas. Il libro di Giulio Perrone editore mi ha incuriosita, lo ammetto, per le fotografie della parte centrale, soprattutto per l’intensità dello sguardo di Maria; poi una rapida occhiata alle prime pagine, alla lunga introduzione dell’autrice, mi ha conquistata e intrappolata in una lettura consumata in una sera, fino a notte, fino a che l’ultimo capitolo ha chiuso il racconto e aperto ulteriore curiosità nella mia testa. Maria Callas, finalmente. Le insicurezze e le bugie, la tenerezza e il rispetto per chi la circondava, l’amore travolgente per Aristo (Onassis) e la voglia di sommergere le amiche di racconti e sfoghi e telefonate in piena notte, i problemi di peso e il complesso delle gambe sempre troppo grosse, la solitudine degli ultimi anni. Nel ritratto fatto da Nadia Stancioff il divismo di Maria Callas è descritto impietosamente e, per questo, con molto rispetto: le fonti sembrano accurate e la voglia di equilibrio sfocia in una visione da molte angolazioni che aiuta davvero a capire qualcosa in più. Maria Callas aveva il dono di ammaliare con la voce, con la presenza scenica che nella vita di tutti i giorni le mancava (c’era chi la trovava mortalmente noiosa), anche quando il suo corpo, goffo e grasso e vestito senza cura, non faceva presagire la successiva trasformazione in simbolo di eleganza e glamour. Maria è un libro davvero piacevole. La narrazione intrigante e precisa, il linguaggio senza esagerazioni rendono omaggio a una donna che senza dubbio ha contribuito a costruire la storia. L’equilibrio di Nadia Stancioff, il suo pudore a scrivere la vita della Callas e la necessità di raggiungere le fonti più attendibili per non tradire la fedeltà del ritratto, fanno apprezzare l’impressione di un’amicizia che probabilmente è stata vera. Peccato per qualche rarissimo orrore di traduzione italiana che però si perdona facilmente perché nel complesso la sensazione è di piacere totale. Per chi ha amato al Callas e per chi l’ha conosciuta pochissimo.