Vanni Santoni è uno di quegli artisti polimorfi, capaci di adattarsi a qualsiasi foglio di carta gli si piazzi sotto gli occhi. Si può stare certi che saprà come animarne il candore. Sbarcato sulla carta stampata grazie al concorso Scrittomisto indetto dalla RGB con il romanzo “Personaggi precari”, è anche giornalista per l’edizione toscana de Il Corriere della Sera, ha collaborato (e collabora) con diverse testate culturali – cartacee e digitali – ritagliandosi uno spazio apprezzato nel panorama letterario italiano. Si contraddistingue per schiettezza, stile diretto, passione per l’approfondimento psicologico dei personaggi e per la capacità di fornire al lettore molteplici chiavi di lettura.
Come nasce la figura del Vanni scrittore, considerata la tua già importante esperienza in campo giornalistico?
La mia carriera letteraria nasce parallelamente a quella giornalistica, considera che mi sono avvicinato alla scrittura piuttosto tardi: nel 2003 ho iniziato a lavorare per un quotidiano locale; nel 2004 ho trovato un numero della rivista "Mostro" in facoltà e inviato un racconto in redazione: da lì ho cominciato a frequentare le riunioni di redazione e a scrivere racconti e poesie per la rivista stessa e poi per altri siti e riviste. Nel 2005, mentre continuavo la mia attività di giornalista, mi sono buttato subito sul romanzo Vasilij e la morte vincendo un concorso nazionale per esordienti, ma la casa editrice si comportò scorrettamente e il libro non è mai stato pubblicato. Tra il 2005 e il 2006 il mio blog "personaggi precari" ha ricevuto una buona risposta dalla rete: un estratto è stato pubblicato sulla rivista GAMMM, finché, nel 2007, una selezione è stata uno dei testi vincitori del premio "Scrittomisto" delle ed. RGB ed è diventata un libro, che pur nella sua limitata tiratura è stato distribuito a livello nazionale e ha ricevuto ottima stampa. Nello stesso anno ho cominciato a collaborare con Slipperypond e pubblicato racconti e reportage su la Repubblica, il manifesto, Mucchio, Re:vista, Terranullius e in varie antologie. Ancora nel 2007 sono stato co-fondatore di SIC - Scrittura Industriale Collettiva, progetto presentato alla Fiera del Libro di Torino e che ha prodotto, finora, quattro racconti lunghi. Tra il 2007 e il 2008 due estratti dall'attività più recente del blog "personaggi precari" sono stati pubblicati sulla rivista Nazione Indiana. Negli stessi mesi ho iniziato (timidamente) a scrivere per il teatro. Dal febbraio 2008 firmo la rubrica quotidiana "Personaggi precari" e la rubrica settimanale "Sulla strada", dedicata alle strade di Firenze, sull'inserto toscano del Corriere della Sera, e intanto lavoro come cronista per il quotidiano online "Prontoconsumatore". Tra il 2007 e il 2008 ho scritto vari romanzi, nella speranza di trovare un buon editore. Uno di questi, Gli interessi in comune, c'è riuscito, uscendo a fine maggio per Feltrinelli.
Quanto spirito di denuncia e di allarme c’è, ne Gli interessi in comune, quanto invece la tua idea era semplicemente quella di fotografare uno spaccato di vita reale?
Nessun intento di denuncia o tanto meno volontà allarmistiche. Io credo che un romanziere debba raccontare una storia. Se poi questa storia, grazie al suo realismo, riesce ad avere anche un livello di lettura sociologico, bene, sarà un valore aggiunto.
Quale tipo di lettore credi possa davvero apprezzare ed entrare a pieno nel tuo libro?
Lascerei il concetto stesso di "tipo di lettore" all'ufficio marketing. Credo che un buon romanzo sia tale anche quando va bene per chiunque.
Che cosa ha smesso di funzionare in quelli che sono sempre stati definiti (forse a torto) “i migliori anni della nostra vita”?
Francamente credo che ad avere problemi sia un intero modello di società, fondata sul consumo e quindi sulla gratificazione istantanea. A ben guardare, gli "psiconauti" de Gli interessi in comune non sono peggiori delle persone "normali" che hanno intorno, anzi la loro "iniziazione permanente" è piuttosto un tentativo - goffo e spesso destinato a fallire, certo - di difesa rispetto al vuoto concettuale ed emotivo che li circonda.
Nel tuo precedente libro (quello vincitore del Gran Premio Scrittomisto) parlavi di precari, argomento quanto mai tangibile per molti di noi. Sotto quale punto di vita e con che toni?
In "Personaggi precari" il lavoro sul precariato è tutto incentrato sulla precarietà esistenziale, che è la vera condizione di quest'epoca, condizione della quale il precariato lavorativo è una delle molte facce. Dietro il pretesto letterario dell' "agenzia interinale per personaggi senza storia," contenuto in prefazione, in realtà si nascondono centinaia di storie assai compiute, e isolate l'una dall'altra. Tramite la parcellizzazione della narrazione ho provato a creare il quadro di una società individualista e in crisi di identità, in cui l'autorappresentazione non può che avvenire per singoli gesti, per momenti, per accessori, per idiosincrasie.
Tra le molte esistenti, quale ritieni sia una delle realtà editoriali più interessanti del momento, e perché?
Non mi intendo di mercato editoriale. Posso dirti al massimo che negli ultimi anni ho comprato un sacco di libri stranieri editi da Minimum Fax.
Che cosa credi manchi, se qualcosa manca, alla critica culturale italiana?
Mi pare che il dibattito culturale latiti pericolosamente nei luoghi una volta deputati ad esso, i grandi quotidiani.
Hai già qualche altro progetto in cantiere?
Al momento sono ancora impegnato nella promozione de Gli interessi in comune, e in varie cose sbocciate dal successo di questo libro, come racconti per varie raccolte e riviste e inviti a conferenze e dibatti, ma ci sono molti progetti in cantiere: una versione ampliata di “Personaggi precari” che includa le raccolte uscite per Nazione Indiana, una nuova stesura del mio primo libro, e soprattutto il nuovo romanzo, ormai quasi finito, a tema calcistico e scritto a quattro mani. Oltre a questo, a inizio 2009 lanceremo, con lo staff di SIC – Scrittura Industriale Collettiva, un romanzo collettivo a 200 mani che coinvolgerà tutti gli iscritti al sito e sarà certamente un grosso impegno per noi fondatori.

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