Claudio Seregni è un atleta di mezzofondo alle soglie dei trent’anni. Nella speranza di compiere il salto definitivo verso il professionismo, si sottopone quotidianamente ad allenamenti sfibranti. E, pur di scongiurare l’incubo del fallimento, accetta persino di assumere sostanze farmacologiche dopanti. Con una sorta di ossessione maniacale, estrapola ogni sera dal web casi di atleti contrassegnati da carriere sfortunate ed incomplete e ne colleziona i profili in forma quasi scaramantica. Fino a quando non si imbatte nella vicenda di Clara, mancata promessa del mezzofondo, la cui fine potrebbe essere stata decretata da una emotrasfusione praticata in età giovanile. Claudio intende mettersi sulle sue tracce per fare luce sulla vicenda, ma la ragazza inaspettatamente si sottrae all’incontro togliendosi la vita. Ormai in balia degli effetti incontenibili delle sostanze dopanti, per la prima volta Claudio avverte la necessità di fermarsi a riflettere sugli effetti nocivi ed i conseguenti risvolti psicologici…
Saverio Fattori ha concepito un libro ben scritto, che si fa leggere con piacere ed è in grado di stimolare una profonda riflessione sulle conseguenze dell’esasperazione agonistica, andando a mettere il dito sulla piaga dolorosa ed attualissima del doping sportivo. Con una prosa sobria e avvincente, egli cova situazioni e personaggi sino a farli schiudere, rivelandone il lato più spiacevole, non mancando tuttavia di andare a cercare le responsabilità. Il libro diviene dunque una denuncia aperta di ciò che significhi fare sport in una società improntata sui canoni dell’individualismo e della conquista del successo. Ed invita a ripensare, da una prospettiva tutta nuova, ai condizionamenti sociali che vengono introiettati e trasformati in colpevolizzazioni, in maniera spesso troppo esemplificatoria. Perché il male lo si può combattere solo attraversandolo.

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