L'epopea di Kronštadt
Franco Salvatorelli
David Frati
voto

Febbraio 1917. A Kronštadt, fortezza e base navale nel golfo di Finlandia, situata a una ventina di chilometri da San Pietroburgo a protezione della capitale russa dal mare, arrivano le notizie dei disordini e dell'arresto dei ministri dello zar. L'ammiraglio Viren, che gestisce la base con il pugno di ferro, cerca di arginare il flusso di informazioni e smorzare qualsiasi ribellione sul nascere, ma invano. Kronstadt - che ha una certa tradizione di 'teste calde' politicizzate già in passato segnalatesi per proteste e rivolte - insorge, spazzando via la debole resistenza dei militari fedeli allo zar: Viren e altri circa 80 tra ufficiali e poliziotti vengono fucilati, molti altri imprigionati, mentre a nessun civile viene torto un capello. Il potere passa nelle mani di un “Comitato di Kronštadt del Movimento Nazionale”, eletto su mozione di A. Chanoch, studente socialrivoluzionario 22enne e composto di 7 militari e 4 civili, espressione di un'Assemblea dei delegati dell'Esercito e della Marina e del Soviet degli operai di Kronštadt. Primi sacrosanti provvedimenti? I comandanti dovevano essere eletti dai soldati in base alla fiducia e alla stima e non imposti dal governo centrale, e violenze e saccheggi puniti con la massima severità. Sin da subito emergono frizioni con il Governo provvisorio della Russia insorta di Kerenskij, che tenta di imporre a Kronštadt un commissario politico come comandante: sia la proposta che l'uomo designato, Viktor Pepeljaev, vengono rispediti al mittente. Kronštadt fa da sé. E sceglie con forza di sostenere la causa della fazione bolscevica, che nell'ottobre del 1917 prende il potere imponendo una svolta radicale alla rivoluzione russa. Nel 1921 l'atroce incoerenza tra il progetto di Lenin e la situazione reale del Paese spinsero gli operai di Pietrogrado a fare forti rivendicazioni sociali e a contestare con forza l'operato dei dirigenti sovietici. Nella base di Kronštadt non si è da meno: i centri di potere bolscevichi vengono rimossi e si proclama una Terza Rivoluzione di carattere anarchico-libertario, che 'scavalca a sinistra' i bolscevichi. Lenin e Trotsky decidono di reagire con la massima forza...

La ribellione di Kronštadt è tradizionalmente ritenuta - malgrado alcuni studiosi abbiano avanzato di recente tesi drasticamente revisionistiche sull'argomento - come uno degli eventi-cardine della tormentata storia del socialismo e dell'anarchia. Prudentemente nascosta come uno scheletro nell'armadio dal regime sovietico per decenni, è di fatto la drammatica testimonianza del sostanziale tradimento delle istanze libertarie che lo avevano portato al potere da parte del gruppo dirigente bolscevico, che con la sua condotta ambigua e più oligarchica che democratica aprì la strada alla spaventosa dittatura stalinista, cioè il contrario di quello che chi aveva combattuto per la Rivoluzione d'Ottobre desiderava. Il saggio di Israel Getzler è importante innanzitutto perché è uno dei primi sull'argomento mai pubblicati (da una casa editrice vicinissima al Partito Comunista italiano, peraltro), e contribuì non poco - in piena Guerra Fredda - a sollevare il velo di omertà sull'episodio storico, e poi perché ricco di documenti e assai lineare nell'esposizione. Per un saggio storico, tre virtù fondamentali.

 

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