La Signora in blu
Patrizia Spinato
David Frati
voto

1991. Padre Giuseppe Baldi, un benedettino 'esiliato' da vent'anni in un monastero di Venezia per le sue teorie eretiche sulla Musicologia (sostiene che la musica sia il linguaggio di Dio, che certe sequenze di note possano indurre un' estasi mistica e mettere in contatto il mondo dei vivi e quello dei morti) viene improvvisamente convocato a Roma: probabilmente le autorità ecclesiastiche vogliono chiedergli conto di una imprudente intervista concessa qualche settimana prima a un giovane giornalista che sembrava molto ben informato sull'esistenza di un progetto scientifico legato alla costruzione di un macchinario in grado di 'prelevare' suoni e immagini dal passato. In realtà tale progetto – ufficialmente liquidato come una leggenda metropolitana – esiste eccome, e padre Baldi ne è uno dei protagonisti perché fa parte di un gruppo di studio segreto che ora a quanto pare è nel mirino del Santo Uffizio e di chissà chi altro. Intanto il giovane giornalista Carlos (sì, proprio quello che ha intervistato anche Baldi) e il suo fotografo Txema si lasciano trasportare da una misteriosa intuizione e da altri segni che sembrano tutt'altro che casuali e finiscono in un remoto monastero spagnolo dedicato a Maria Jesus de Agreda, una suora che nel '600, grazie a miracolosi poteri di bilocazione, si sarebbe 'manifestata' tra gli indios delle Americhe, che avrebbe convertito al Cristianesimo prima dell'arrivo dei missionari spagnoli. Secondo altri invece tali apparizioni – i pellerossa narrano di una Signora pallida con un manto blu – sarebbero da attribuire alla Madonna: e se invece la macchina per la cronovisione c'entrasse qualcosa? O se invece la spiegazione fosse nascosta tra le pieghe dei sogni e del retaggio genetico di Jennifer Narody, collaboratrice con poteri paranormali dei servizi segreti statunitensi, di origine pellerossa?

Il Vatican thriller si sta evolvendo, e il giovane scrittore iberico Javier Sierra sta contribuendo in modo significativo a questo mutamento: la strada che ha scelto è quella dell'ibridazione con tutto quel mondo di misteri, leggende, voci, segreti e miracoli presunti che ruota attorno al cattolicesimo. Paradigmatico esempio di questa impostazione è questo La Signora in blu, che prende spunto da un enigma storico: come riportato dal “Memorial de frate Alonso de Benavides”, stampato nel 1630, quando i francescani guidati da Esteban de Perea entrarono in contatto con gli indios del Rio Grande nel 1629, genti che non avevano mai visto un uomo bianco, li trovarono da subito ben disposti ad abbracciare il Cristianesimo e a farsi battezzare (ben 80.000 in poche settimane) perché – riferirono – una Signora in blu li aveva già contattati e convinti a seguire la croce. A questo spunto Sierra aggiunge il pepe della cosiddetta macchina per la cronovisione di padre Pellegrino Ernetti (al quale il protagonista del romanzo è palesemente ispirato) della quale tanto si parlò tra gli anni '50 e '70 e che sarebbe custodita nei sotterranei del Vaticano perché “troppo pericolosa”. Ne esce un romanzo godibile, dalla struttura sfaccettata (almeno una delle sottotrame si sarebbe potuta evitare, tra francescani, indios, pazienti di psicanalisti, sacerdoti e giornalisti a tratti gira la testa) e dallo stile fin troppo semplice. La Signora in blu si è aggiudicato l'International Latino Book Award 2008. 

 

Difficile da trovare in libreria? Compralo on-line, è facile!