Ho freddo

Providence, fine del ‘700. Una strana “epidemia” colpisce la città: si tratta della peste vampirica, che spinge le giovinette al delirio, alla consunzione e all’irrefrenabile desiderio di sangue, condannandole infine alla dannazione eterna. Aline e Valcour de Valmont, fratelli gemelli, esercitano la professione medica in Francia ma la Rivoluzione li costringe a migrare alla volta del più democratico Nuovo Mondo. Catapultati nel conservatore stato del Rhode Island, i gemelli, imbevuti di filosofia illuminista, dovranno scontrarsi con il puritanesimo e l’oscurantismo di un paese che crede ancora nelle superstizioni e si perde nei confusi segni forniti dall’Aldilà. Aline e Valcour si troveranno ad indagare sulla epidemia (affiancati dall’ambiguo reverendo Van Jos) fino a mettere in discussione le proprie razionali certezze…
Le saghe letterarie sui vampiri non sono invenzione dei nostri giorni (anche se le mode - e le classifiche - a volte potrebbero ingannevolmente farlo pensare), e anzi quelle in giro in questo periodo sono senz'altro molto popolari ma assolutamente edulcorate rispetto ai canoni classici del genere. L’autore di Ho freddo preferisce quindi fare riferimento a maestri della letteratura orrorifica come Edgar Allan Poe e H. P. Lovercraft, piuttosto che annacquare il vampirismo con un secchio di vernice rosa. Con grande classe e mestiere Guanfranco Manfredi si ispira a fatti realmente accaduti e attraverso l’espediente del racconto horror-gotico finisce col parlare anche d’attualità: il conflitto tra scienza e paranormale, la dicotomia tra fede e laicismo, l’anoressia, la psicosi collettiva ed infine l’AIDS e la depressione (come fa notare Loredana Lipperini nella gradevole ed acuta prefazione). Manfredi viene dal fumetto (su tutti il western-noir Magico Vento) e la costruzione di certe scene (ad esempio quella iniziale della esumazione di Abigail Staples nel piccolo cimitero) mostra un “taglio” narrativo tipico delle strisce: dialoghi asciutti, “inquadrature” chiave, attenzione al dettaglio ed ai comprimari, tanto che mi verrebbe di suggerire all’autore di ricavare dal suo libro una storia a fumetti. Ho freddo è la frase che una delle vittime della epidemia ripete nelle sue apparizioni post mortem… tanto per chiarire che l’Aldilà non è poi un posticino così rassicurante. Per conoscere ed approfondire l’attività poliedrica di Gianfranco Manfredi si consiglia vivamente una puntatina sul suo sito web www.gianfrancomanfredi.com ma anche www.hofreddo.it è assolutamente da non perdere.

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