Giorgio Scerbanenco

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"Anche la frase del saggio, nella bocca dello stolto, diviene un'ingiuria, un irritante suono, perché è detta da chi non ne misura la potenza. E anzi l'ignora".




Vladimir Giorgio Scerbanenko nasce a Kiev nel 1911. Il padre infatti, un professore di latino e greco, era ucraino e la madre italiana, originaria della capitale. A pochi mesi è già a Roma insieme a sua madre ma in seguito, ancora bambino, si recherà con lei in Russia per cercare il padre: qui vengono però a sapere che il padre è stato fucilato dai rivoluzionari e così i due abbandonano la Russia e si trasferiscono definitivamente in Italia, dapprima a Roma e, a partire dai sedici anni, a Milano. Per motivi economici Giorgio è ben presto costretto ad abbandonare gli studi e deve quindi adattarsi a svolgere i mestieri più disparati, come il fattorino o il magazziniere. Sua madre in seguito si ammala di tumore ma Scerbanenco, sempre impegnato con qualche lavoro che gli consente di portare a casa i soldi per tirare avanti, non se ne accorge: questo fatto in futuro sarà per lui motivo di profondo rimorso. Il giovane Giorgio in questo periodo impiega il poco tempo libero che il lavoro gli concede nello studio e nella lettura di un gran numero di libri, in massima parte presi a prestito in biblioteca. Trova quindi un impiego come fresatore alla Borletti e in seguito entrerà in Croce Rossa. Ma alla fine, per un motivo o per l'altro, viene sempre licenziato. Fa anche in tempo ad ammalarsi di Tbc e perciò viene ricoverato in sanatorio. E' un periodo di stenti oltre che di discriminazione etnica: la vita a Milano per un ucraino con l'accento romano non è per niente facile. Inoltre, pur essendo di lingua madre italiana, soffre molto il fatto di dover fornire spiegazioni per il suo nome tanto da sentirsi come uno 'straniero' in patria. Per questo motivo farà italianizzare il cognome sostituendo la 'k' con una 'c' e abolirà anche il suo primo nome, Vladimir, per restare solo Giorgio. La miseria però è destinata a finire per merito della lungimiranza di Cesare Zavattini, grazie al quale approda finalmente nell'ambiente editoriale. Inizia così una lunga serie di collaborazioni a periodici femminili, in un primo momento come correttore di bozze, redattore e poi in veste di autore di racconti brevi e romanzi rosa. Non abbandonerà mai più questa attività fino ad arrivare a a dirigere settimanali femminili come “Bella”, “Novella” e “Annabella”. Per quest’ultimo curerà la famosa “ La posta di Adrian”: una rubrica di piccola posta attraverso la quale una volta riesce persino a far desistere una lettrice dall'intenzione di suicidarsi. Il suo esordio nel mondo del giallo avviene nel 1940 (per la collana dei Gialli Mondadori) con “Sei giorni di preavviso”, il primo romanzo di una serie di cinque che vedono protagonista Arthur Jelling, archivista della polizia di Boston. Durante la guerra cerca di sfuggire ai tedeschi recandosi in Svizzera. Al termine del conflitto ritorna a Milano e ricomincia a scrivere diventando finalmente uno scrittore professionista particolarmente versatile e prolifico. La sua opera spazia infatti in quasi tutti i campi della narrativa di genere: dal western alla fantascienza, dalla letteratura rosa allo spionaggio e al giallo, il genere che lo renderà famoso. La città di Milano diventa così lo sfondo prediletto dei suoi lavori più famosi, quelli che hanno per protagonista Duca Lamberti, un giovane medico che, radiato dall'Ordine e incarcerato per aver praticato l'eutanasia su una donna malata terminale di cancro, si trasforma in investigatore privato. Questo ciclo di quattro romanzi (tre dei quali hanno goduto di fortunate trasposizioni cinematografiche per mano di Yves Boisset, Fernando Di Leo e Duccio Tessari) inizia nel 1966 con “Venere privata” e prosegue nello stesso anno con “Traditori di tutti”, lavoro che gli consente, nel 1968, di venire premiato in Francia col prestigioso “Grand Prix de Litérature Policière”. I romanzi che chiudono il ciclo sono “I ragazzi del massacro” e “I milanesi ammazzano al sabato” che, insieme alla raccolta di racconti “Milano calibro 9”, rimangono tra i suoi lavori più riusciti. Scerbanenco però non poté godere a lungodel grande successo italiano ed europeo a causa della sua morte improvvisa avvenuta a Milano il 27 ottobre del 1969. Nonostante sia scomparso proprio mentre stava attraversando uno dei suoi periodi più fecondi Scerbanenco è oggi riconosciuto, sia dalla critica che da alcuni suoi 'eredi' come Carlo Lucarelli e Andrea Pinketts, come il padre del noir all'italiana. Si tratta del primo scrittore che ha contribuito a svincolare il giallo italiano dalle convenzioni e dagli stereotipi del noir americano, assunto in precedenza come modello prediletto dagli autori nostrani per ottenere una maggiore considerazione a livello editoriale e letterario. Anche per questo alla sua memoria è dedicato il premio più importante per la narrativa gialla italiana, il Premio Scerbanenco. Oreste Del Buono, Lucarelli e Pinketts hanno inoltre favorito la riscoperta di Scerbanenco presso il pubblico più giovane curando alcune introduzioni alle ristampe dei suoi libri avviate a partire dalla metà degli anni '90. Ristampe che a tutt'oggi continuano a riservare molte sorprese agli appassionati dato il grande numero di romanzi e racconti scritti da Giorgio Scerbanenco, alcuni dei quali ancora inediti o mai più ristampati dai tempi della loro prima apparizione. E noi non possiamo far altro che augurarci che questo rinnovato interesse per la sua opera contribuisca a mettere un po' d'ordine nella sterminata bibliografia di Scerbanenco, un grande scrittore pienamente italiano a dispetto del suo cognome.

I libri di Giorgio Scerbanenco



 

 

 

 
 
 
 

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