Caramelo
Nato come racconto destinato alla raccolta Fosso della strillona e in seguito espanso fino a diventare un grande romanzo corale, Caramelo è una vera e propria festa dei sensi. Il tentativo della Cisneros di farne un affresco sociale è trasparente, ma è nella ricchezza quasi travolgente dell'insieme di ricordi, citazioni, digressioni, deliziose invenzioni linguistiche ed estetiche, nella capacità di catturare il passato nella sua complessità che sta il segreto di questo libro magnifico. Le immagini di madonne dorate e baffi impomatati, il suono di canzoni languide e telenovelas, il profumo dei tacos e del sudore di una mandria di bambini insomma sono un sublime rumore di fondo che finisce per sovrastare la voglia di denuncia etnica e culturale dell'autrice (tanto che sente la necessità di ricorrere a frequenti note in calce al testo, comunque preziose), che reinventa una lingua metà inglese metà spagnolo modernissima nel suo meticciato onomatopeico. "Caramelo è nato dal racconto fatto a un'amica dei nostri viaggi in macchina da Chicago a Città del Messico", ha spiegato Sandra Cisneros in una recente intervista. "C'era dentro tutta la famiglia, sembrava di stare in quegli indovinelli che chiedono: quanti messicani c'entrano dentro una macchina? Più raccontavo e più la mia amica rideva. Allora provai a scrivere, ma non riuscivo ad arrivare alla scena che avevo in mente: una bambina con la pelle color caramelo, lasciata sulla spiaggia di Acapulco. Continuavo a aggiungere digressioni, a dirmi: devo spiegare la storia della nonna, la storia di mio padre, la storia di tutti. Come nel racconto orale, seguivo tutti questi sentieri senza sapere dove portassero". Un libro commovente e divertentissimo al tempo stesso, prezioso per come sa annullare le distanze tra letteratura alta e cultura popolare con uno schiocco di dita.
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