Perché hai scelto proprio la Grecia per ambientare il tuo romanzo?
In effetti quando ho concepito la storia, intorno alla fine degli anni ‘80, pensavo di ambientarla nel Sud Italia. Io sono di Napoli, quindi già abbastanza a Sud. Ma volevo “affondare” i miei personaggi ancora più a meridione, nel caldo della Puglia magari, dove da bambino sono spesso andato in vacanza. Poi a metà degli anni ’90 ho fatto una serie di viaggi in Grecia, peraltro indimenticabili, e ho scoperto l’isola di Serifos, a cui è legato il mito di Perseo e di Medusa (“denti di cinghiale e serpenti al posto dei capelli”). Adesso ho quasi dimenticato il momento preciso quando ho preferito la Grecia al Sud Italia, ma è segno che è quella stata una decisione istintiva e naturale. Inoltre siccome L’amante proibita è anche un libro di viaggio, mi sono ispirato ai viaggiatori americani del XX secolo che venivano in Europa alla ricerca delle proprie radici culturali. Noi Europei invece se vogliamo trovare qualcosa abbiamo solo una scelta, andare ancora più a Est, a Sud Est. Cercare noi stessi in Grecia.
La famiglia è per i protagonisti un luogo al tempo stesso di desiderio e di negazione del desiderio, di passioni ed emozioni ma anche di segreti e bugie... Si può uscire in qualche modo da questa spirale di contraddizioni o è il destino ineluttabile di ogni famiglia?
La famiglia è il luogo dove impariamo per la prima volta l’amore, ma anche la condizione precaria della felicità. Può essere un posto molto doloroso, io l’ho lasciata il prima possibile.
In cosa la tua sensibilità di poeta e la tua esperienza di teatrante hanno influenzato la tua scrittura?
Il teatro è stato una buona scuola per i dialoghi, ma mi ha insegnato a creare l’attesa, la suspence. Ne ho ricavato l’idea che non è possibile ammorbare il pubblico: un libro lo puoi posare se ti annoia, a teatro se ti annoi ti addormenti sulla sedia. La poesia mi ha insegnato ad essere paziente. Non ho avuto nessuna fretta di finire il romanzo, infatti. Mi sono dato tutto il tempo possibile. Questo intanto per il mio innato spirito autocritico, ma anche per una certa disciplina che mi sembra di aver ricevuto proprio dalla poesia. Non avendo un mercato non le si può chiedere nulla. La poesia è un lusso, uno spreco totale di tempo, di talento, di vita. Uno “spreco” sublime, perché solo sprecando tutto si riesce a salvare qualcosa.
Si parla già di una riduzione cinematografica del tuo romanzo: che effetto ti fa? Hai il timore che il libro venga snaturato?
Sinceramente per adesso questo è davvero l’ultimo dei miei pensieri. Qualcuno ha accostato la mia storia a “Mediterraneo” di Salvatores. A questo punto preferisco “Respiro” di Emanuele Crialese, con una magnifica Valeria Golino. Qualche anno fa avrebbe potuto essere una perfetta Senia, “l’amante proibita” del mio libro.
A cosa stai lavorando in questo momento? E' già in cantiere un nuovo libro?
Racconterò la giovinezza di tre personaggi e i loro sogni di gloria nella Capitale, alle prese con il mondo della notte. Discoteche, musica, droga. Sbaglieranno strada, o forse hanno semplicemente sbagliato sogno. Io ho cambiato strada almeno tre o quattro volte nella vita. Ma per uno scrittore è fatale, direi quasi necessario.
Massimiliano Palmese lettore: qual è l'ultimo bel libro che ti è passato per le mani?
“I cani abbaiano”, una raccolta di saggi e racconti in cui Truman Capote fa il bilancio artistico della propria vita di scrittore, prima molto amato poi molto criticato e spesso odiato. Il titolo Capote lo ha tratto da un antico proverbio arabo che recita : “I cani abbaiano ma la carovana procede”. Non sono geniali questi arabi? [david frati]
Perché hai scelto proprio la Grecia per ambientare il tuo romanzo?
In effetti quando ho concepito la storia, intorno alla fine degli anni ‘80, pensavo di ambientarla nel Sud Italia. Io sono di Napoli, quindi già abbastanza a Sud. Ma volevo “affondare” i miei personaggi ancora più a meridione, nel caldo della Puglia magari, dove da bambino sono spesso andato in vacanza. Poi a metà degli anni ’90 ho fatto una serie di viaggi in Grecia, peraltro indimenticabili, e ho scoperto l’isola di Serifos, a cui è legato il mito di Perseo e di Medusa (“denti di cinghiale e serpenti al posto dei capelli”). Adesso ho quasi dimenticato il momento preciso quando ho preferito la Grecia al Sud Italia, ma è segno che è quella stata una decisione istintiva e naturale. Inoltre siccome L’amante proibita è anche un libro di viaggio, mi sono ispirato ai viaggiatori americani del XX secolo che venivano in Europa alla ricerca delle proprie radici culturali. Noi Europei invece se vogliamo trovare qualcosa abbiamo solo una scelta, andare ancora più a Est, a Sud Est. Cercare noi stessi in Grecia.
La famiglia è per i protagonisti un luogo al tempo stesso di desiderio e di negazione del desiderio, di passioni ed emozioni ma anche di segreti e bugie... Si può uscire in qualche modo da questa spirale di contraddizioni o è il destino ineluttabile di ogni famiglia?
La famiglia è il luogo dove impariamo per la prima volta l’amore, ma anche la condizione precaria della felicità. Può essere un posto molto doloroso, io l’ho lasciata il prima possibile.
In cosa la tua sensibilità di poeta e la tua esperienza di teatrante hanno influenzato la tua scrittura?
Il teatro è stato una buona scuola per i dialoghi, ma mi ha insegnato a creare l’attesa, la suspence. Ne ho ricavato l’idea che non è possibile ammorbare il pubblico: un libro lo puoi posare se ti annoia, a teatro se ti annoi ti addormenti sulla sedia. La poesia mi ha insegnato ad essere paziente. Non ho avuto nessuna fretta di finire il romanzo, infatti. Mi sono dato tutto il tempo possibile. Questo intanto per il mio innato spirito autocritico, ma anche per una certa disciplina che mi sembra di aver ricevuto proprio dalla poesia. Non avendo un mercato non le si può chiedere nulla. La poesia è un lusso, uno spreco totale di tempo, di talento, di vita. Uno “spreco” sublime, perché solo sprecando tutto si riesce a salvare qualcosa.
Si parla già di una riduzione cinematografica del tuo romanzo: che effetto ti fa? Hai il timore che il libro venga snaturato?
Sinceramente per adesso questo è davvero l’ultimo dei miei pensieri. Qualcuno ha accostato la mia storia a “Mediterraneo” di Salvatores. A questo punto preferisco “Respiro” di Emanuele Crialese, con una magnifica Valeria Golino. Qualche anno fa avrebbe potuto essere una perfetta Senia, “l’amante proibita” del mio libro.
A cosa stai lavorando in questo momento? E' già in cantiere un nuovo libro?
Racconterò la giovinezza di tre personaggi e i loro sogni di gloria nella Capitale, alle prese con il mondo della notte. Discoteche, musica, droga. Sbaglieranno strada, o forse hanno semplicemente sbagliato sogno. Io ho cambiato strada almeno tre o quattro volte nella vita. Ma per uno scrittore è fatale, direi quasi necessario.
Massimiliano Palmese lettore: qual è l'ultimo bel libro che ti è passato per le mani?
“I cani abbaiano”, una raccolta di saggi e racconti in cui Truman Capote fa il bilancio artistico della propria vita di scrittore, prima molto amato poi molto criticato e spesso odiato. Il titolo Capote lo ha tratto da un antico proverbio arabo che recita : “I cani abbaiano ma la carovana procede”. Non sono geniali questi arabi? [david frati]
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