ABC di boccacce

ABC di boccacce
Una chilometrica pagina ripiegata su stessa a fisarmonica per 52 volte (le lettere dell’alfabeto “per 2”), agganciata alla copertina da un paio di bottoni di velcro. Per ogni facciata il ritratto a figura quasi intera (dalle ginocchia in su) di un bambino diverso con un particolare che salta subito all'occhio. Al posto della bocca il disegno di una lettera dell'alfabeto, a coppie maiuscola/minuscola, con i relativi corsivi nell'angolo della pagina…
Era dai tempi di Collodi che non si sentiva parlare così tanto di abbecedari. Ricordo la curiosità che mi suscitava questa "fondamentale" parola quando, da bambino, leggevo la storia di Pinocchio (o guardavo lo sceneggiato di Comencini?). Nel libro-film Geppetto vendeva la sua (unica) giubba per comprare un abbecedario al su' figliolo adorato, spuntato chissaccome da un pezzo di legno, per riceverne la solita bruciante ricompensa. Ricordate? Pinocchio se ne sbarazzava quasi subito per comprare il biglietto dello spettacolo di Mangiafuoco. Per i bambini delle elementari a quei tempi non c'era molta scelta: niente antologie, niente grammatiche o eserciziari. L'abbecedario esauriva da solo il corredo di materiali didattici per un intero ciclo di studi. Era IL libro di scuola, di una scuola che non esiste più, la scuola dei banchi di legno col calamaio, la scuola dell'Italia preindustriale, quella del libro Cuore di De Amicis. In questa alba di millennio è in corso un revival in piena regola dei libri dell'ABC; sarà forse la  tendenza al recupero nostalgico degli oggetti della nostra infanzia (il cosiddetto vintage) o, ancora, le infinite potenzialità artistiche che sembra offrire la sequenza alfabetica utilizzata come struttura portante di un libro. Insomma, la letteratura per l'infanzia ne ha sfornati recentemente una lunga serie, usati spesso come spunto  per digressioni creative molto diverse tra loro. Si inserisce in questo filone l'abbecedario di Alessandro Sanna, edito con la consueta cura da Kite. Sanna, premio Andersen 2009, è un illustratore estremamente raffinato e sensibile, che concentra nell'agilità e nella persuasività del tratto una notevole forza espressiva. Nelle sue tavole spessori, forme, pieni e vuoti, colori brillanti e “pagina bianca” creano figure di smagliante eleganza. E questo ABC di boccacce, un carosello di bambini gemellati con le lettere del alfabeto, rappresenta l'ennesima dimostrazione di bravura in un esercizio di stile che fa il paio col suo recente Una casa, la mia casa (Corraini) e gioca di rimando con Che cos'è un bambino? (Topipittori), un albo di “ritratti d'infanzia” della premio Andersen 2010 Beatrice Alemagna uscito lo scorso anno. Ma come si “usa” un libro del genere? Che cosa possono farsene i bambini? Butto lì qualche suggerimento. Si può staccare dalla copertina e appendere sulla parete della stanzetta o della classe (per onestà, questo è citato nella quarta). Si può spezzettare in tante pagine (sono pretagliate, niente paura) da usare come carte-gioco o incorniciare. Oppure si può lasciare così com'è, con la sua bella copertina bianca telata e le scritte colorate in rilievo. Un libro didattico sui generis, che vale mille anonimi libri di testo. Un regalo perfetto per il primo giorno di scuola.
 

 

 

 
 
 
 
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