Adrian vuole andare a scuola

Adrian vuole andare a scuola
Adrian ci racconta la sua storia di bambino Rom. Con le sue parole descrive il posto in cui vive, una baraccopoli alla periferia di una città, parla della sua famiglia numerosa “come una matrioska” dove tutti si assomigliano un po’, e racconta della scuola come del posto in cui si sente più al sicuro. Perché è a scuola che impara a leggere e a scrivere e soprattutto perché è lì che tutti i giorni incontra Cristina, la bambina a cui tiene stretta la mano durante la ricreazione e alla quale ha regalato un fiore e il suo cuore. Ma la realtà è crudele e il piccolo Adrian dovrà relazionarsi con una società in cui i pregiudizi verso il suo popolo sono ancora forti. Il bambino è costretto a lasciare la sua casa, ma non se ne preoccupa, dovrà solo fare un po’ più di strada per arrivare in tempo a scuola la mattina.
I disegni e il linguaggio utilizzati nel libro Adrian vuole andare a scuola mostrano da subito in quale situazione difficile e povera viva il bambino, ma anche la forza ed il coraggio che egli possiede nell’affrontare serenamente le sue giornate. Leggiamo il libro come se ascoltassimo realmente la storia raccontata dalle sue parole di bambino, ed osserviamo le immagini come fossero i suoi occhi a sceglierle per noi. Adrian è il bambino che, come tutti, non dovrebbe mai rinunciare ai suoi sogni. Non c’è disagio nel racconto di Adrian, non c’è vergogna per la sfortunata situazione in cui vive, anzi è capace di esaltare il suo piccolo paese, facendo sentire sfortunato chi vive nei grandi palazzi perché non può guardare il cielo quando vuole come invece fa lui. Il formato del libro, quasi fosse un blocco per gli appunti, è particolare e innovativo ma risulta un po’ scomodo da sfogliare e da leggere. I brevi testi non sempre sono leggibili e si perdono tra le immagini, ricche di linee e di particolari anche se mantengono una grafica infantile. I colori rispecchiano il mondo del bambino, povero e spoglio, ma evidenziano con tratti pastello ciò che per lui è essenziale per la sua crescita: la sua famiglia, il profumo dei panni stesi, l’amore per Cristina. Il messaggio della storia è molto forte e chiaro, amplificato dal fatto che è raccontato con la purezza degli occhi di un bambino che vede le cose per quelle che sono, senza stereotipi o differenze etniche. Un libro che fa riflettere, più adatto a bambini dai 7/8 anni in su, per poterne magari discutere con un adulto.

 

 

 

 
 
 
 
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