Alice in Wonderland

Alice in Wonderland
Siete pronti per lo spettacolo? Si alza il sipario di un teatrino e sul palcoscenico compare una bambina: Alice. Ma chi la osserva tra le quinte? Il Coniglio, naturalmente, paludato con una lunga palandrana, che la fa ruzzolare in un luogo surreale dove si aggirano i personaggi dei quadri di Piero della Francesca e di Mantegna, e tante piccole copie dell’Infanta di Velázquez, affacciate al proscenio come ballerine di fila, si sdoppiano in una riproduzione seriale nel genere di Andy Warhol. Poi è Alice stessa a sdoppiarsi in compagnia di due coppie di Leprotti Marzolini, tenuta d’occhio dall’alto di un ciuffo di nuvole dai gemelli Tuidoldàm e Tuidoldìi: deve sicuramente aver oltrepassato lo specchio e adesso prosegue la sua corsa in quello strano mondo in cui l’arte si mescola agli oggetti quotidiani e si allungano minacciose ombre cinesi. È sempre il Coniglio a condurre il gioco, ora inseguendola, ora facendosi inseguire. O forse Alice è il Coniglio, e tutto questo è solo una divagazione onirica, o una recita (il che in fondo è lo stesso). Cala il sipario, gli spettatori se ne vanno. Ma Tuidoldàm e Tuidoldìi sono ancora lì, ai lati del teatrino. Solo che il teatrino, allargando la prospettiva, si rivela un caminetto, intorno al quale si affaccenda una ragazza armata di un aspirapolvere, che col suo lungo tubo fa venire in mente il Bruco con il narghilè (ma gli occhioni sgranati e il sorriso sornione dipinti sull’elettrodomestico potrebbero essere quelli del Gatto del Cheshire). E allora, dove finiscono la finzione e la letteratura, dove inizia la verità? Non sarà che aveva ragione Lewis Carroll quando affermava che tutta la nostra vita non è che un sogno?
Questo straordinario gioco a incastri è raccontato non con le parole ma con le immagini da Suzy Lee, giovane artista coreana che, abile come la Regina di Cuori, mescola fantasiosamente le carte dell’immaginario e del reale in una sorta di collage di disegni e fotografie in bianco e nero. Senza scrivere una sola riga. Il risultato è una sorprendente visione di Alice, che rivisita la favola della ragazzina entrata nel Paese delle Meraviglie a cominciare proprio dall’aspetto della protagonista. Che non ha i lunghi capelli biondi e lo sbuffante abitino vittoriano delle illustrazioni originali di John Tenniel, ma sfoggia un caschetto nero come Alice Liddell, la musa infantile che ispirò a Lewis Carroll il suo capolavoro (ma anche come una bambina orientale, quella che anche Suzy Lee dev’essere stata). Questa piccola opera raffinata e curatissima, che è stata scelta per essere inclusa nella collezione di libri d’artista della Tate Britain di Londra, dimostra (se ce ne fosse bisogno) la potenza affabulatrice dell’immagine. Un libro pieno di sorprese, da sfogliare insieme ai bambini magari guidandoli nella comprensione della storia, se non la conoscono ancora. Ma anche da godersi per puro piacere visivo, in omaggio all’indimenticabile racconto delle avventure di Alice e del suo strambo seguito, che Suzy Lee reinterpreta con grazia e originalità. Vivamente consigliato come “regalo di non-compleanno”.

 

 

 

 
 
 
 
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