Amali e l’Albero

Amali e l’Albero
Ogni notte un albero senza foglie né radici, con il tronco nodoso e i rami protesi come mani verso il cielo, vaga senza meta per la Valle. Non è un albero cattivo, non viene per portare via i bambini o per spaventare la gente. Però tutti hanno paura di lui, per proteggere i bambini i grandi raccontano di terribili sortilegi che l’Albero può fare, come trasformare all’istante in roccia chi ascolta i suoi lamenti e i suoi pianti. L’Albero bussa alle porte, chiede aiuto, ma tutti se ne stanno al sicuro nelle loro case, protetti dalla luce delle loro lampade. Ma una notte una persiana timidamente si apre e una bambina, vedendo la tristezza dell’albero, decide di ascoltare la sua voce e placare il suo pianto. Amali scopre di avere molto in comune con quello strano Albero che non è affatto un mostro ma un essere vivente che non ha più radici, proprio come lei. La vicinanza dell’Albero porta Amali a ricordare di com’era la sua vita prima della paura, della guerra, del terribile viaggio in mare. Ricorda il caldo, l’aria profumata di spezie e i fiori di cacao. E pensa al suo presente, con la neve, la nuova amica e la paura che però è diversa, non le prende più la pancia. E ricorda soprattutto il cielo che è lo stesso di prima, così distante e così vicino.

Le immagini drammatiche sulla migrazione e i terribili naufragi sulle rive dell’Egeo sono arrivate agli occhi di tutti. Tra le migliaia di persone che cercano aiuto ci sono anche minori, adolescenti e soprattutto bambini che si ritrovano a vivere situazioni terribili. Amali e l’Albero nasce dalla volontà di Amnesty International di sensibilizzare la persone e difendere i diritti dell’infanzia, garantendo alle famiglie protezione e soprattutto di rimanere uniti. Le delicate illustrazioni di Paolo Domeniconi sanno trasportare il lettore in mondi lontani a respirare il profumo del cacao, ma hanno anche la forza emotiva per rendere viva una realtà purtroppo esistente, quella della paura del diverso. Tavole a doppia pagina raccontano, anche senza bisogno di leggere, il dolore, e lo spaesamento e il buio della notte accentuano il disagio e la paura dell’ignoto. Chiara Lorenzoni scrive un testo ricco, sia dal punto di vista lessicale che di contenuti. La scelta di raccontare di un albero nomade e renderlo strano e diverso (e perciò pericoloso) è un modo intelligente e di immediata comprensione per far capire anche ai bambini il concetto di identità, di appartenenza e di migrazione. Per fortuna c’è il cielo, che rende vivi i ricordi e dà luce alla speranza di una vita migliore.

 

 

 
 
 
 

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