Ancora un giorno

Ancora un giorno
Era il 1945 e Milano era occupata dai fascisti. Io, Mario, Giuseppe e Luciano abitavamo nei caseggiati di via Cicco Simonetta e qui trascorrevamo i pomeriggi in cerca di nuove avventure. A volte a noi si univa anche Anna, che era una femmina, ma sapevamo che potevamo fidarci di lei perché era un tipo in gamba. Ci divertivamo ad ascoltare storie e a giocare nei cortili, ma soprattutto cercavamo di spiare gli adulti: origliando le loro riunioni, avevamo scoperto che tutti loro, compreso mio zio Ezio, erano partigiani e stavano aiutando la Resistenza che combatteva sulle montagne. Perciò, anche se il fruttivendolo ci chiamava ancora bambocci, noi ci davamo da fare per aiutare le nostre famiglie, come potevamo. Così, una volta, l’Anna ci aveva portati a rubare il carbone sotto il naso dei fascisti: quante ne avevo sentite da mamma! Però alla fine era stata contenta di avere qualche soldo da parte. La guerra sembrava non finire mai e il prezzo del pane si alzava in continuazione. Le tessere non bastavano più e l’unica concreta possibilità di mangiare consisteva nel mercato nero. La stanchezza era diffusa, tutti aspettavamo con ansia un nuovo giorno...
Pubblicato per la prima volta nel 2001 nella collana mondadoriana “Storie d’Italia”, il romanzo di Roberto Denti assume ora una nuova veste editoriale nella serie arancio del “Battello a Vapore”. Con le efficaci illustrazioni di Alfio Buscaglia – tutte molto dettagliate e coinvolgenti, con tagli prospettici quasi cinematografici e con un bianco e nero da film d’epoca –, il romanzo riesce a catturare i lettori con semplicità e a spiegare loro un pezzo di storia italiana che oggi più che mai è necessario ricordare. Come molti altri libri inseriti nella stessa collana – da quelli di Lia Levi La ragazza della foto e Maddalena resta a casa, al libro di Teresa Buongiorno e Renata Mambelli –, il racconto di Roberto Denti (che ha vissuto in prima persona da ragazzo le vicende della seconda guerra mondiale, come sa bene chi ha letto la sua autobiografia La mia resistenza) si fa semplice memoriale, quasi diario, della vita di un ragazzino milanese. E se un lettore adulto rimane colpito dallo spaccato quanto mai veritiero che l’autore dà della vita quotidiana del tempo, il piccolo lettore rimarrà coinvolto soprattutto dalla visione disincantata della guerra che hanno i suoi lontani coetanei. Tra spie, inglesi feriti e aiuti ai partigiani, la banda di ragazzi affronta con coraggio non eroico, ma intenso e umano, le paure e le incertezze di uno dei periodi più bui della storia contemporanea. Un testo apparentemente senza pretese, ma che al contrario rivela grandi qualità letterarie, riconoscibili in uno stile candido e pulito. Ma d’altronde, cos’altro ci saremmo potuti aspettare dal fondatore della prima Libreria per ragazzi in Italia?

 

 

 
 
 
 
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