Anita ‒ La vita in Sudamerica

Anita ‒ La vita in Sudamerica

Brasile, 1821. Aninha, che in portoghese significa “piccola Anna”, nasce da una famiglia umile e numerosa. Insieme ai fratelli e alle sorelle, trascorre le sue giornate a raccogliere granchi in riva al mare e ad ascoltare le storie di rivoluzione di suo zio. Aninha ha un carattere forte e cresce insieme a lei il suo spirito libero. Quando in Brasile ha inizio la Rivoluzione degli Straccioni, Aninha decide di farne parte, ma viene aggredita da un ufficiale dell′esercito. Cerca conforto dalla madre, ma viene rimproverata duramente e poco tempo dopo, quando ha solo quattordici anni, viene obbligata a sposare un giovane calzolaio, molto diverso da lei per idee e temperamento, nella speranza che il matrimonio le domi il carattere. Quando la ragazza decide di lasciarlo e finalmente riacquista la sua libertà, incontra lungo la riva dell′oceano un combattente italiano, appena sceso dalla nave: Giuseppe Garibaldi. È lui che incomincia a chiamarla Anita, un nome nuovo, a metà strada tra l′italiano e il portoghese. Lei gli insegna a cavalcare, lui le racconta tutto ciò che gli è capitato prima di approdare lì con la sua goletta. Così inizia il loro amore e una lunga vita trascorsa insieme a combattere tra il Brasile, l′Uruguay e l′Italia…

Non è semplice occuparsi di un personaggio storico come quello di Anita Garibaldi. Donna dal carattere e dalla forza straordinarie, una giovane rivoluzionaria in un contesto politico e storico in cui non ci si attendevano rivoluzioni dalle donne, mitizzata, oggetto di leggende, e soprattutto cresciuta all′ombra del più celebre marito. Tutte queste ragioni hanno introdotto nella sua biografia molti elementi di incertezza, consegnando alla storia un ritratto di eroina sicuramente leggendario, e probabilmente ridimensionato. Chi fu la giovanissima, e morta giovane, Ana Maria de Jesus Ribeiro da Silva, chi fu esattamente, al netto dell′agiografia che sempre circonda le personalità straordinarie, non lo sapremo mai. Esce anche per i tipi de La Biblioteca dei Leoni una storia di e per “bambine ribelli”, filone ormai battutissimo di controretorica di genere, apprezzabile nelle intenzioni, ancorché abusata. Le illustrazioni ricordano da vicino la grafica dei cartoni animati anni ′80. Estrema pulizia: contorni a linea continua, campiture ordinate e piatte. I contenuti – illustrazioni e testo – sono improntati alla semplicità di fruizione. Sfugge quale sia il reale target cui l′opera è rivolta.



0
 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER