Arriva il gatto!

Arriva il gatto!
In una giornata serena, ecco una notizia che viene dal cielo, simile alle nuvole che si stanno addensando. Un topo sulla mongolfiera ne avverte un altro che dipinge in riva al lago: “arriva il gatto!” Le nuvole scaricano pioggia sui campi, nonostante i papaveri e un cielo azzurrissimo. Un treno percorre la campagna, e la notizia corre come il treno: “arriva il gatto!” Di bocca in bocca, nel bosco e in riva al mare, arriva il gatto! Che tutti i topi lo sappiano. Potente come un tuono, la voce arriva fino in fondo al mare, in città, è sulla bocca di tutti i topi. Innumerevoli. E infine scurissima e gigantesca, ecco l'ombra del gatto...
Se siete ancora increduli di fronte al finale, ricominciate daccapo leggendo HIAR CAMS DE CHET! e poi ancora syu-DAH ee-DYOT KOT! Il gatto arriva anche in inglese (dovremmo dire in americano) e in russo... perché di due parti del mondo opposte sono i due autori, Vladimir Vagin e Frank Asch. Due parti del mondo talmente opposte che alla data di prima pubblicazione dell'opera, il 1989, c'era un muro a dividerle. “Questo è il primo libro al mondo ideato da un americano e illustrato da un russo”, scrive Vladimir Vagin nel 1989. Se le illustrazioni, dunque, hanno un gusto “sovietico”, nonostante si tratti di una pubblicazione recente da parte di Orecchio Acerbo, è proprio perché si tratta del recupero di un'opera che, almeno da questo punto di vista, è stata davvero rivoluzionaria. Il testo è poco, sempre bilingue (trilingue nella versione italiana) e valorizzato anche graficamente con i fumetti che lo racchiudono. Il grandissimo spazio è lasciato alle illustrazioni, che sono ricche di dettagli. Ogni topolino ha il suo particolare vestito e la sua espressione, ogni paesaggio le sue piante o le sue onde. Le case sono lunghe sequenze di porte e finestre, simili ma tutte diverse. I colori sono brillanti e l'impaginazione non banale sfrutta anche l'elemento della cornice bianca per costruire la narrazione visiva. La sovraccoperta diventa un grande (e pesante) poster che porta fuori dal libro il topolino e anche il gatto, e che fa scoprire, sulla copertina rigida rossa, l'inquietante ombra del nemico. Il libro, come è normale aspettarsi vista la sua genesi, parla dell'Altro e della percezione che di esso possiamo avere. Perché non è tanto la trama in sé a rendere interessante questo libro, ma il gioco delle aspettative che crea nel lettore: il nemico naturale del topo è in arrivo... ma siamo sicuri che le categorie predefinite esauriscano le possibilità del reale?

 

 

 

 
 
 
 
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