Arrivano i Troll!

Arrivano i Troll!
Immaginate una tranquilla cittadina dell’Inghilterra, le villette a schiera con il giardino ben curato, il silenzio e la pace che regnano tra le case… Bene. Ora aggiungete a questo quadro idilliaco una famiglia di troll (di quelli veri!), puzzolenti, rumorosi, grossi e pelosi, che a bordo di un camion dei traslochi decide di trasferirsi proprio in uno dei quartieri di Biddlesben. Be’, non ci vuole molta fantasia per immaginare le reazioni dei vicini! Perciò i signori Priddle (la classica famigliola pacifica, dalla faccia molle, con un solo rampollo cicciottello e brufoloso) sono letteralmente in panico, incollati al cannocchiale per spiare i movimenti dei nuovi venuti. Guarda che peli! E come sono brutti! Con il passare delle ore la situazione non migliora, tra urla e ruggiti selvaggi e grosse buche scavate in giardino che, chissà, potrebbero nascondere ossa e teschi umani, avanzi di macabri pasti dei tre mostri! Ma passiamo al di là della staccionata. La famiglia Troll non se la passa molto meglio: la casa è tutta profumata, niente a che vedere con il puzzo di letame e di marcio che regnava nell’adorata caverna di Norvegia. Non c’è nulla di appetitoso da mettere sotto i denti, nemmeno un piccolo montone, ma solo fagioli e sugo in scatola, che certo non riescono a migliorare l’umore del babbo. E mentre la mamma rimpiange le chiacchiere con le vecchie amiche nella pozza di fango del Centro bollistico, il “piccolo” Ulrik cerca invano di integrarsi e trovare degli amici a scuola. Il primo giorno non è mica uno scherzo: pensava che mordere il braccio alla maestra fosse un gesto carino, pensava che ruggire durante la lezione gli avrebbe fatto guadagnare riconoscenza e approvazione, e invece ha combinato solo guai. La vita in mezzo agli “uomani” è proprio difficile, e poi loro sono così strani… Riusciranno i puzzosi Troll a fare amicizia con i fifoni signori Priddle? Non ci resta che proseguire nella lettura…
Il libro di Alan MacDonald non ha certo come pregio quello di essere originale, ma è sicuramente un libro di qualità, che deriva da uno stile fresco, concreto, sottile e arguto, proprio della migliore narrativa inglese che non ama soffermarsi su descrizioni pedanti o su dialoghi infiniti e cavillosi, ma poggia le sue basi sul susseguirsi delle azioni. E così, vicenda dopo vicenda (quasi potremmo dire scena dopo scena, visti i trascorsi teatrali dell’autore), si costruisce una storia allegra e divertente, piena di humour e di ilarità. MacDonald gioca molto sull’equivoco e sull’incomprensione per creare situazioni esilaranti: quando al supermercato la signora Troll chiede un montone bello giovane, guarda caso, Mrs. Priddle capisce solo un bel giovane, con conseguente perdita dei sensi, temendo che il suo amato rampollo finisca nel piatto dei vicini. O, ancora, quando Ulrik chiede a Warren il nome della maestra, questi gli risponde Grandpuzz, e non Grandpass come è nella realtà: pensate un po’ come la prenderà quella perfettina della maestra! Un fine e sottile senso umoristico, che non può non far pensare al maestro della letteratura inglese per ragazzi, Roald Dahl. Questa famiglia così sporcacciona e puzzolente richiama subito alla mente Gli Sporcelli che tanto avevano colpito l’immaginario delle passate generazioni; allo stesso modo dell’ironia e della sottile intelligenza della risata, che sembrano proprio ereditate dal maestro. Un modo divertente per affermare che anche chi è molto diverso può essere simile a noi e magari anche diventare nostro amico. Largo all’integrazione e all’amicizia, anche con chi è… be’, peloso e puzzolente. Non storcete il naso, ma ridete di cuore. Vi ritroverete in un’avventura esilarante e divertente, in una parola, molto molto… trollesca!

 

 

 

 
 
 
 
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