Break

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“+ 1 mano + 8 dita dei piedi + 1 zigomo. Totale = 28”. È solo uno dei tanti appunti che Jonah si segna col passare dei giorni: eh sì perché il ragazzo ha una strana maniera di fortificarsi il carattere, ovvero procurarsi da solo fratture di ogni osso del corpo. Questo perché secondo lui qualsiasi osso rotto ricresce con più vigore. E di vigore ed energia ne ha davvero bisogno: ha un fratello piccolo, Will che piange incessantemente, un altro di 15 anni, Jesse, allergico praticamente a tutto e per questo costantemente a rischio soffocamento e per giunta due genitori distratti e totalmente incapaci di gestire casa e figli. Jonah è in ogni istante responsabile del fratello, salvargli la vita è una missione che cerca di portare a termine ogni giorno nel migliore dei modi. Nel frattempo si inventa sempre il modo di rompersi qualche osso, soffrendo ma pensando sempre di fare la cosa giusta: ad aiutarlo Naomi, la sua amica di sempre, incapace di contraddirlo e diventata sua seguace con la scusa di voler filmare e aver testimonianza delle sue “prodezze”. Finchè ad entrare nella sua vita è un’altra ragazza, l’affascinante Charlotte, incapace di farsi persuadere fino in fondo dalla giustezza del suo autolesionismo…
Fin dalle prime pagine di questo stranissimo Break, è impossibile non pensare a come una semplice ragazzina sia stata in grado di inventarsi e riprodurre sulla carta un tale condensato di destini sfortunati, patologie psicofisiche e personaggi disturbanti. Hannah Moskowitz infatti ha scritto questo romanzo a soli 15 anni, acclamato subito dalla critica statunitense. Si tratta di una storia che di certo lascia il segno: l’autolesionismo di un adolescente che si infligge dolore da solo per riuscire paradossalmente ad affrontare quello della vita di tutti i giorni, la responsabilità di dover fare da genitore a due fratelli praticamente abbandonati a sé stessi di cui uno  fragile, fragilissimo, perennemente in bilico tra la vita e la morte. Riflettendo sulla giovane età dell’autrice, però, è anche inevitabile giustificare un certo forzato insistere sulle sfumature patologiche di ciascuna situazione in cui è coinvolto il povero JOnah, destinato a sobbarcarsi malattie e problemi di tutta una serie di persone e rispondendo a tale peso con una reazione altrettanto malata: la scrittura della Moskowitz finisce spesso nel rigirare il dito nella piaga in un modo talvolta eccessivo e perfino fastidioso. Nello stesso tempo però sorprende la capacità di far sorridere con un tragicomico sarcasmo che rende il personaggio di Jonah simpatico e umanissimo nella sua lucida follia.

 

 

 

 
 
 
 
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