C’era una svolta

C’era una svolta
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Elena è una principessa vegetariana. Giace sdraiata nella teca di cristallo aspettando che il bacio dell’uomo che ama la liberi dal maleficio che la costringe lì: non in cima alla torre di un castello o in un bosco pieno di animaletti, ma nella macelleria della zia, stracolma di lardo e prosciutti... Anna è una bambina minuta dai capelli lunghi e biondi. Dopo la morte della mamma, vive con un padre violento che la costringe a trascorrere le giornate fuori casa a vendere piccole scatole di fiammiferi...Pollicino è un ragazzino che vive assieme ai suoi sette fratelli che non fanno altro che prenderlo in giro perché ogni volta che cerca di parlare nessuno riesce a capirlo...Un principe di nome Marco vuole finalmente trovare una donna che lo ami e che lo voglia sposare. Eppure, nonostante mesi di ricerche, sì ha coosciuto ragazze bellissime ma nessuna che soddisfi le richieste della regina madre: “Niente shampiste che si chiamano Samantha con l’acca...Trovati una principessa come si deve, raffinata e di classe, possibilmente piena di soldi”... Stefano è un piccolo soldatino di stagno. Non è facile essere un soldatino di stagno: devi sottostare ai bambini-padroni, che ti mettono in riga insieme agli altri del battaglione; devi trascorrere ore solo, in piedi e fermo davanti alla caserma di legno. A Stefano piacerebbe essere un ballerino, poter uscire dai ranghi e volteggiare libero proprio come la ballerina di stoffa dal tulle vaporoso appesa al soffitto della stanza dei giochi...

Sono solo alcune delle diciotto fiabe riscritte e reinterpretate dai ragazzi dell’associazione Quelli del sabato, un gruppo di volontariato nato a Bellinzago Novarese (NO) nel 1992 inizialmente con lo scopo di organizzare momenti ludici e diventato poi con il passare degli anni un punto di riferimento per chi si occupa di promozione del diritto al lavoro, diffusione di una cultura della parità e sperimentazione di nuove forme di comunicazione. Tra i vari progetti intrapresi: la campagna di comunicazione “Ugualmente abili – 68/99 Calcolami ho i numeri per lavorare” del 2010 e “Io Diversità” (del 2013) realizzato con le scuole e le associazioni novaresi. C’era una svolta, capovolge volutamente l’incipit delle fiabe classiche e propone favole moderne, che calcando lo schema  dei Grimm, dei Perrault o degli Andersen di turno, ci parlano di vita quotidiana, di gioie e di dolori, di aspirazioni e di diversità. Dalla collaborazione tra i diciotto ragazzi con disabilità dell’associazione e gli altrettanti scrittori che si sono prestati a mettere nero su bianco le idee dei ragazzi, la bella addormentata nel bosco è diventata una principessa vegetariana e attivista animalista vittima di una zia pizzicagnola; la piccola fiammiferaia incontra un nonno di cui non conosceva l’esistenza e che la salva da un padre violento; il soldatino di stagno, in realtà si chiama Stefano e sogna di diventare un grande ballerino; la principessa sul pisello è una ragazza di nome Marianna che mentre si accinge a giurare amore eterno al suo principe Marco, si intrattiene nelle stalle del castello con Antonio, l’aitante pulitore di mucche. Insomma, ci si diverte anche leggendo questi racconti; ci sembra di vedere la faccia simpatica di Gabriella (che ama le sacre scritture e di solito racconta storie dal finale apocalittico), il sorriso di Dalila (per lei le storie devono avere tutte un lieto fine) o lo sguardo di Fabio (taciturno ma con “un mondo dentro di sé che attende di essere raccontato”), solo per citarne alcuni. Queste storie, nella semplicità del loro stile, arrivano comunque al cuore e ci costringono a riflettere su quello che oggi consideriamo “normaltà”, su quanto ancora rigidi siano i confini che separano ciò che per i più è normale da ciò che si ritiene “diverso”. Può essere un’occasione di lettura condivisa, penso anche alle scuole, per insegnare che tutti abbiamo delle abilità come delle disabilità, che la differenza sta semplicemente negli occhi con i quali osserviamo il mondo, che – come conclude la fiaba de I musicanti di Brema “Niente è assoluto e tutto è relativo”. 

 

 


 

 

 

 
 
 
 

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