C’era una volta un cacciatore

C’era una volta un cacciatore

Un cacciatore in abiti rinascimentali ha scovato la sua preda e, silenzioso, sta scoccando la freccia. È una grande illustrazione in bianco e nero, come se le due figure fossero avvolte in una strana nebbia. La storia prosegue: la cerva scappa, sorpresa dal dolore perché colpita ad una zampa, e il cacciatore la insegue fino ad una fonte dove la preda si era fermata a bere poco prima. Esausto per la corsa, l’uomo immerge la bocca nella stessa acqua e quando ne emerge si ritrova trasformato con la testa da cervo. Spaesato, confuso e circondato da un bosco rigoglioso e pieno di animali che sembra essersi risvegliato all’improvviso, il cacciatore cammina fino ad una cascata dove una donna senza nulla addosso sta facendo il bagno. La passione che scoppia tra i due è immediata e fulminea mentre una grande luna nel cielo accompagna i due innamorati verso la fine del giorno. L’alba li sorprende in una nuova tavola in bianco e nero, abbracciati, ferita e di nuovo cerva lei, tornato umano lui. Di nuovo uno sguardo, poi la fuga dell’animale e la conseguente decisione del cacciatore di tuffarsi, questa volta con tutto il corpo, nella fonte magica per riemergerne con le sembianze di un maestoso cervo. L’amore che vince…

“Dove vai, tu, cacciatore?/ Cerchi guai o cerchi amore?/ Cacciatore, dove vai? Se muori lo saprai”. Con queste parole che sembrano una cantilena inizia la storia liberamente ispirata al mito di Atteone, giovane cacciatore che viene punito con la trasformazione in cervo dalla dea Diana per averla vista nuda, e poi brutalmente ucciso dai suoi stessi cani da caccia. Ma se nel mito di Atteone la metamorfosi costituisce una punizione divina, in questo caso invece diventa, soprattutto nella seconda parte, una rinascita e la consapevolezza di una nuova vita. La trasformazione non è solo fisica, i sentimenti dei due protagonisti mutano e cambiano contemporaneamente al loro aspetto fisico. E ciò che rende ulteriormente speciale tale incontro è il fatto che l’amore tra i due non si manifesta quando entrambi assumono sembianze simili, ma al contrario quando i due rimangono comunque “diversi”, lei umana e lui mezzo animale. Un albo intenso che racconta, senza il bisogno di aggiungere parole, la potenza dell’amore che riesce a trasformare e a cambiare chi si abbandona a lui. Le illustrazioni di Negrin, autore italo-argentino pluripremiato, trasportano il lettore in un’atmosfera quasi onirica, delineando immagini piene, con colori pastosi e materici. Un albo perfetto per adolescenti, che si ritrovano a vivere i primi turbamenti dell’amore e a guardare gli altri con occhi diversi. “Lo specchio dell’amore muta,/ mi mostra una figura irsuta./ Sono un uomo o un animale?/ Posso vivere al plurale?/ Cerva, cerva/ nessuna forma si conserva”.



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