Canituccia

Canituccia

Ciccotto è un roseo maialino, la sua padrona lo ha affidato a Canituccia, la bambina di sette anni che lei ha accolto in casa quando sua madre l’ha abbandonata alla nascita per andare lontano, in città, a fare il mestiere. Suo padre, un signore, non l’ha voluta, né riconosciuta. È la servetta di casa, trattata nemmeno tanto peggio rispetto alle altre ragazzine a servizio nelle case degli altri contadini nei dintorni; a Canituccia bastano un pezzo di pane, una ciotola di cicorie e il suo cantuccio per la notte. Un giorno, mentre sono in giro per la campagna, Ciccotto si è perso, è rimasto indietro e, arrivata a casa, la bambina non l’ha trovato dietro di sé. Inseguita dalle urla della padrona, Canitina lo cerca a lungo al buio e finalmente riesce a trovarlo e a riportarlo indietro. Da quel giorno Ciccotto, per volere della padrona, resta legato alla bambina con una cordicella e insieme, così uniti, trascorrono l’estate come due compagni di avventura, rubando qualche mela per lui o distesi al sole nella terra arida. Ma è passato quasi un anno, arriva Natale e la sorte di Ciccotto è segnata. Un giorno nella casa arrivano delle persone, tutti sembrano felici, Canituccia osserva nascosta in cortile…

Candida, per tutti Canituccia, orfana accolta e cresciuta in una casa contadina della campagna campana dove riceve un tozzo di pane quotidiano ma nessun brandello di affetto, è un’altra dei piccoli protagonisti di questa nuova collana, Pulci nell’orecchio – curata e illustrata dal noto e talentuoso illustratore argentino Fabian Negrin per Orecchio acerbo -, libriccini di narrativa piccoli come gli animaletti in questione ma altrettanto vivaci, short stories di autori famosi, noti per tutt’altro genere di scrittura, dedicate esclusivamente ai più piccoli. Se un affetto o un legame appena sentito non ce l’ha, la piccola dal faccino bianco coperto di efelidi lo cerca e se lo crea con la bestiola che le viene affidata, il maialino Ciccotto. Con lui ci parla mentre sotto il sole cocente o la pioggia battente se ne vanno in giro sempre insieme. Ma il mondo emotivo (e non solo) dei bambini spesso entra in conflitto con quello degli adulti – questo è forse il fil rouge che sembra accomunare fino a questo momento le pubblicazioni di questa collana – e arriva il triste momento in cui la gioia per la ricchezza che Ciccotto procura alla famiglia (con la sua uccisione, ovviamente) stride con il dolore senza lacrime della piccola che, per una volta, riceve una offerta di cibo anche accompagnata da entusiasmo nel momento di euforia generale, e invece, benché in preda come sempre ai morsi della fame, scuote il capo in silenzio e rifiuta quel boccone che poco prima era il suo unico amico. Una immagine tristissima, anche stavolta da non affidare ai più giovani senza una giusta mediazione. Il breve racconto si inserisce perfettamente nella produzione di Matilde Serao (1865–1927) che spesso ha raccontato la vita nei campi e soprattutto la condizione femminile, lei, oltre che autrice di romanzi e novelle, prima donna italiana a dirigere un quotidiano, “Il Mattino”, e a fondarne un altro, “Il Giorno”. E anche Canituccia – una delle Piccole anime protagoniste della sua raccolta così intitolata dalla quale Orecchio acerbo pubblica questo racconto singolarmente -, fotografa con il tipico piglio giornalistico e la sua scrittura lineare e scorrevole una piccola realtà semplice e umile nella quale si intuisce quel sentimento materno sotteso in quasi tutte le sue storie. Quasi inutile, in aggiunta, sottolineare la bellezza delle illustrazioni firmate da Negrin.



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