Capriole sotto il temporale

Capriole sotto il temporale
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Wilhelmina, che tutti chiamano Will, abita con suo papà in una fattoria che si trova nell′angolo più caldo dello Zimbabwe. La finestra di camera sua è una semplice apertura nel muro. Le piace che da lì entrino il vento, la polvere, la pioggia, insomma tutto il mondo di fuori. Poi la polvere con la pioggia si trasforma in fango, e il fango è “pieno di possibilità”. Simon è il migliore amico di Will ed è tutto il contrario di lei: è nero, alto e aggraziato, mentre lei è bianca e spigolosa. Prima di diventare amici – amici per sempre -, quando ancora non pareva loro possibile neanche andare d′accordo, avevano in comune soltanto gli occhi grandi e gli arti scoordinati. Invece adesso trascorrono tutti i giorni insieme, a cavallo nel bush a folle velocità, ad accendere fuochi su cui arrostire le banane e ad addestrare scimmie. Quando gli adulti parlano di Will, la descrivono come una ragazzina esasperante, selvaggia, testarda e sincera. E Will è tutte queste cose e molte altre ancora. Vive una vita libera e meravigliosa, che non cambierebbe con nessun′altra al mondo. Ma a volte accadono cose inaspettate e il destino prende una piega che nessuno si immaginava fino a un attimo prima. Will è costretta a trasferirsi nella fredda Inghilterra, dove tutti credono che sia solo una ragazzina ostinata e selvaggia da addomesticare. Che ne sarà di lei?

Dopo Feo, la soffialupi protagonista de La ragazza dei lupi (premio Andersen 2017), la Rundell ci regala un altro personaggio femminile di grandissima vitalità. Anche se è più esatto dire il contrario, dal momento che questa storia, tradotta e pubblicata nel catalogo Rizzoli solo quest′anno, è in realtà il primo romanzo scritto dalla giovane autrice. Come una giornata di tempo variabile, la storia si divide in due parti dai colori e dalle emozioni fortemente contrapposte: il buon tempo, solare, caldo, selvaggio della vita in Africa e il tempo grigio della vita in collegio, in Inghilterra. Una riflessione sull′identità, sulla possibilità di cambiare senza tradire la propria natura, e ancora una volta un inno alla vita selvaggia, la sola, sembra suggerire l′autrice, che sia in grado di tirar fuori da noi tutte le possibilità. La scrittura ha tempi e modi perfetti: il ritmo è magistralmente sincronizzato con i fatti narrati, la narrazione è a tratti poetica, a tratti concreta e sempre evocativa. Fortemente consigliato a chi ama leggere e a chi no. A chi si sente un ragazzo o una ragazza selvaggia e a chi ama la vita urbana e ordinata. Perché a un certo punto è necessario sporcarsi con la terra per venire a contatto con il mondo su cui posiamo i piedi. Dagli 11 anni in poi, senza limiti. Anche ad alta voce.



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