Caterina Controvento

Caterina Controvento
Italia, 1918. La bicicletta azzurra della signorina Vittoria, appoggiata all’alberello, oscilla a ogni colpo di vento. La villa è chiusa. Immersa in un grande parco al centro del paese tra le piccole abitazioni più o meno uguali, appare maestosa come una cattedrale. Tra le sbarre del cancello Caterina guarda le teste pelate di due mezzi busti in bronzo, illuminati dai raggi del sole; professore Pinco e cavalier Pallino, li ha soprannominati così per ridere un po’ di quei due signori importanti e dall’aspetto serio, con cui intavola segrete conversazioni ogni volta che si ferma a controllare la bella bicicletta. Caterina ha undici anni, le piace ogni tanto far finta di non sentire la mamma che la chiama, gli strilli dei fratelli, il frastuono delle bombe e spera che la guerra finisca presto. Il papà è lontano, al fronte. Caterina ha sciolto le trecce bionde e si è accovacciata in fondo a un fosso insieme a un a magra gallina che raspa per un verme mentre lei fruga nella polvere alla ricerca di un sasso tondo. Li colleziona, su alcuni disegna occhi e bocca, sorridenti o tristi. Sono i suoi gioielli e li conserva in una vecchia scatola di biscotti. Caterina sa che la sua casa è a sette chilometri dal paese, che le galline nel suo pallaio sono sette, che suo fratello Gino ha sette anni, ma non sa che mancano solo sette giorni alla prima feroce battaglia di una dolorosa vittoria…

Caterina Controvento è il breve romanzo con il quale Ediciclo inaugura la collana “Driiin!”, studiata per bambini e ragazzi e dedicata a storie di biciclette, di vita all’aria aperta a ritmo lento. In questo primo libro si racconta l’Italia negli ultimi giorni della Grande Guerra attraverso lo sguardo di una bambina di undici anni che non ha interesse per la politica, che desidera il ritorno del babbo, il possesso di una bicicletta, la libertà di muoversi senza paura, la possibilità di placare la fame. Alfredo Stoppa alterna il racconto in prima persona della bimba a interventi del narratore onnisciente che sottolinea puntiglioso ciò che Caterina non può sapere, e non solo perché è bambina; in questo modo l’autore rende ancora più drammatici gli eventi che la coinvolgono, ancora più determinate le azioni che compie. Le descrizioni sono poetiche e restituiscono in maniera efficace l’insolito punto di vista di una fanciulla semplice, sensibile e generosa. Grazie a una narrazione che predilige i ritmi lenti, Stoppa si focalizza sui piccoli e significativi particolari della vita di campagna, e i personaggi sono definiti abilmente con pochi tratti. Un romanzo per bambini, interessante anche per gli adulti, che è sintesi poetica di una guerra spietata che ha causato grandi dolori e un'infinità di perdite umane.

 

 

 
 
 
 

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