C'era tante volte una foresta

C’era tante volte una foresta
Cosa fareste se foste un passerotto col becco rosso e una corona d'oro, tutto solo soletto sul vostro albero? Facile: il Re. Beh, c'era una volta proprio un passero fatto così, su un albero pieno di foglie, ma tanto era il desiderio di conoscere il mondo che, lasciata la corona, iniziò ad esplorare al di là del suo albero. Non si fa fatica ad immaginare come agli occhi dei tanti passeri incontrati nella foresta accanto, tutti rigorosamente dotati di corona, non sia sfuggita l'assenza del copricapo. Presto fatto, basterà recuperare la corona per riprendersi la libertà di passare inosservati, di andare e venire a piacimento. Poi c'era un'altra volta una nuova foresta, nuovi usi e, soprattutto, diversi costumi:  di gran moda un cappello a cilindro. Ora, è noto quanto i gruppi così affiatati non amino le eccezioni; dunque, guardato in cagnesco lo sprovveduto nuovo arrivato, tirargli i cappelli per scacciarlo non può che sembrare a tutti una buona idea. A questo punto, inaspettatamente e ingegnosamente dotato di doppio copricapo (cappello+corona), al ritorno nella prima foresta il passerotto è pronto per essere acclamato Re... Ma che scherzi? Via la corona e pure il cappello, e tutti al seguito in un collettivo gesto liberatorio che permetterà di scoprire il mondo, fatto di strambe associazioni: “alberi di uccelli, cappelli a mo' di corone, uccelli a mo' di uccello, alberi con le corone, cappelli a mo' di uccello... perfino un gatto con il passamontagna”...
C’era tante volte una foresta è una favola che arriva in punta di piedi tanto è delicata nel suo sfiorare appena concetti complessi come la costruzione dell'identità, la paura della diversità, il bisogno di omologazione, l'accettazione di sé e la conoscenza delle differenze. Anche se poi, a dirla tutta, questa è la storia che leggerà l'occhio del lettore adulto. Per i bambini - dai quattro anni in su - è tutta un'altra cosa: dal basso della loro saggezza, quella del passero dal becco rosso e la corona d'oro parrà, per lo più, una vicenda assai buffa. Ma veniamo ai fatti e alla storia. Le parole che compongono il racconto sono essenziali e sono tutte rigorosamente scritte in stampatello, forse per incoraggiare anche l'autonomia di chi sta imparando a leggere. Ma niente paura: il giallo, il verde petrolio, il rosso e il grigio della tavolozza della giovane illustratrice (ma anche scrittrice) Élisa Géhin correranno in aiuto del lettore più piccolo; il susseguirsi di immagini - in un interessante alternarsi di vuoto/affollato/monocromia/policromia - lo accompagnerà nel passaggio da un c'era una volta a quello successivo, dando il giusto ritmo alla storia. Attenzione, però: questo libro è uno strumento da non sottovalutare e da tenere a portata di mano. Oggi questi piccoli lettori in erba hanno 5/6 anni, poi, però, si sveglieranno domani pieni di brufoli, stranamente taciturni e con gli occhi sbarrati a fronteggiare il mostro dell'adolescenza. Allora un consiglio: quando arriverà quella fase, fatelo ricomparire - con discrezione, ma in bella vista - negli scaffali della libreria di casa.

 

 

 

 
 
 
 
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