Che animale sei?

Quando sei un’anatra neonata, sputata fuori da un camion la notte di Natale, o soccombi alla sfiga o ti inventi un’esistenza. La piccola anatra senza dimora né identità caracolla fortunosamente in una vecchia  pantofola a forma di topo, baffuta e spelacchiata ma accogliente. E così, acciambellata nel morbido antro, ozia e cresce, nutrendosi con un gocciolamento lattiginoso che le piove in becco da un bidone della spazzatura. Instaurerà un legame di tipo filiale con la pantofola immaginando che sia sua madre. La poverina nulla sa dell’esistenza, tanto meno di relazioni familiari; come tutti ha un bisogno di amore e di appartenenza che la spinge a mettersi in viaggio con la pantofola al seguito, alla ricerca della propria collocazione nel mondo animale. Gira e rigira, si ritrova nella comunità dei castori. George è un giovane castorino che, pur non avendo il talento ingegneristico della specie, le costruirà una comoda carriola sulla quale trainare la pantofola-madre. Per l’anatrina arriva la prima crisi d’identità, unitamente al primo lavoro precario: scopre di essere una pennuta, non una pantofola, e si ritrova cooptata nella costruzione di una diga. Ma il lavoro è duro,  le rubano perfino la pantofola. Orfana di madre si rimette in viaggio alla volta della City, dove si ritrova in una comunità di pipistrelli politicanti, che ne faranno la loro candidata a non si sa bene cosa. Svolazza tra cene elettorali dando sfoggio di mutismo e garbata presenza, ciononostante è eletta, inspiegabilmente. Se la darà a zampette palmate in una notte di luna, approdando nei condomini della zona residenziale, dove riuscirà a farsi adottare dai ricchi e borghesi signori  Cotter, che sperano di cavarne  una damina perbene, finalizzata all'accalappio di un fidanzato idoneo. Trucco, parrucco, abitini svolazzanti, l'anatrina è concupita dall'idoneo d'alto piumaggio: un bon vivant prodigo di regali  che la introdurrà al circolo del tennis, ma soprattutto  all'idillio amoroso a tempo determinato: il gaudente, infatti, sciala nottetempo  col beneficio di vita parallela... Alla nostra pennuta, cornuta  e spiumata, non resta che l'ennesima fuga, ancora alla ricerca solitaria di sé…
La favola diverte, scorre con un linguaggio intelligente e spigliato, teneramente infantile, che risulta gradito anche a coloro che hanno abbandonato l’età scolare da un pezzo. Il libro racconta per metafora la vita adulta, la ricerca della propria identità, il tentativo di omologazione come scorciatoia, risposta immediata al bisogno di sentirsi accettati, ma anche l'amicizia, la libertà che sopraggiunge alla ricerca, l'amore infine, come incontro di solitudini pacificate. Se ne consiglia vivamente  la lettura serale ai propri pargoli, con intonazione esplicativa in certi passaggi, che ricalcano, più fedelmente di quanto siamo disposti ad ammettere, i percorsi tortuosi delle nostre vite.

 

 

 
 
 
 
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