Chi trova un pinguino...

Chi trova un pinguino...
... poi un giorno apri la porta di casa ed ecco un pinguino in perfetto abito nero che comincia a seguirti ovunque vai. Perché quel pinguino ha scelto te? Da dove è saltato fuori? Dove si trova casa sua? Non ti perdi d'animo, in fondo basta aprire un'enciclopedia qualsiasi per scoprire che i suoi simili vivono al Polo Sud, che però non è proprio dietro l'angolo. Allora prepari il tuo naviglio a remi, fai i bagagli e ti imbarchi  assieme al “già volatile” nel più incredibile viaggio che si possa immaginare, in balia di onde alte come montagne, armato soltanto della volontà di arrivare. E finalmente arrivi, non si sa come, al Polo Sud (il cartello parla chiaro...). Ma quando giunge il momento di salutare il tuo amico, dalla sua espressione triste capisci che c'è qualcosa che ancora non va. Forse non è stato il caso a condurlo proprio di fronte a casa tua...
Se c'è un animale che, anche da adulto, è capace di ispirare sentimenti di tenerezza e immediata simpatia è proprio il pinguino.  Uccello grassottello e senza piume, con due moncherini al posto delle ali, il  “frac naturale” e la buffa andatura da palmipede è diventato protagonista o co-star di un gran numero di pellicole recenti: da Madascar della Dreamworks a La marcia dei pinguini. Questo suo aspetto dolce e inoffensivo si presta perfettamente ad alimentare la falsa credenza diffusa tra i bambini della solitudine degli animali e della necessità che gli esseri umani vengano loro in soccorso. A sentire  libri, film e canzoni per l'infanzia (una per tutte, l'indimenticabile “Sei forte papà” di Gianni Morandi) non ci sarebbe angolo della terra senza un esemplare di qualche specie mortalmente solo e annoiato, in trepida attesa di un bambino disposto ad adottarlo e a dare senso e colore alla sua esistenza piena di stenti. Che è un po' quello che succede in questo albo di Oliver Jeffers, il grande illustratore e autore americano che abbiamo imparato ad apprezzare anche in Italia – suo il piccolo bestseller “L'incredibile bimbo mangia libri”, sempre edito da ZOOlibri. Questa però è un'obiezione ideologica... Chi trova un pinguino si rivela per il resto un albo molto riuscito in cui gli acquarelli di Jeffers percorrono tutte le tonalità tra il verde dell'acqua e l'azzurro del cielo (arrivando anche a scambiarli...) creando quel sottile contrasto tra la leggerezza e la fluidità dell'acquerello e il tratto “riassuntivo”, da vignettista, che rappresenta la sua cifra grafica. Non mancano neppure gli stralunati volti col lato in ombra, segnati dalla lunga linea del naso e le due punte di spillo degli occhi. Le espressioni Jeffers le affida al linguaggio del resto del corpo, soprattutto mani e bocca (quando c'è) e alla proiezione/immedesimazione che nasce dalle tavole. La geometria “spinta” della figure – il rettangolo formato dalle gambe filiformi e il cerchio per la testa, con la ripetizione dello stesso modulo segmento-circonferenza nella natura circostante – proiettano la storia dell'amicizia bambino-animale in una dimensione sospesa, surreale, quasi metafisica. Eppure la natura filosofica dell'arte di Jeffers non priva di intensità e calore il racconto, bastano il suggello dall'abbraccio finale tra i due e  il viaggio di ritorno, scortati dalle balene le cui ombre si intravedono sotto lo scafo della barchetta vista dall'alto, per muovere molto in profondità i sentimenti e il senso artistico dei piccoli lettori [2-5 anni].

 

 

 

 
 
 
 
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