Cos'è questa cosa?

Cos'è questa cosa?
Una sedia rossa sta tutta sola in mezzo alla pagina. Verso di lei cammina di buon passo una A maiuscola. Voltate la carta ed ecco che verso di lei vedrete camminare anche un omino dal naso lungo, come quello delle maschere. In un angolo, da una macchinetta a molla esce del fumo nero: l'automobilina è in panne. Voltate ancora la carta e vedrete l'omino, che è arrivato accanto alla sedia rossa e la guarda con curiosità, mentre, sempre in un angolo, un'oca bianca, apparsa dal nulla, calza un cappello nero. Voltate la carta e leggete “MAH?”. Forse quell'auto a molla era dell'omino che è rimasto a piedi ed è stanco? Forse l'omino vorrebbe sedersi? “MAH?” Lui non sa a che cosa serva la sedia. Forse non sa nemmeno come si chiami. E infatti, nella pagina seguente, lo vediamo nell'atto di sollevarla con un po' di fatica, in modo maldestro, esaminandola bene. E che fa allora l'ometto nasone? Se la mette in bilico sulla punta del (lungo) naso. NO! “Che ci faccio con questa cosa? La metto sul naso?” pensa “La calcio via come un pallone? La lancio lontano?”. Ecco che dà un calcio alla sedia rossa e... Ma come finisce questa storia? Voltate tutte le pagine e lo saprete.

Cos'è questa cosa è un gioco e una sfida ad opera di Rauch e Scarabottolo, entrambi grafici e illustratori di grande successo: scrivere (Rauch) e illustrare (Scarabottolo) una storia fatta di sole tre parole: mah, no e...? Il libro è dedicato a Claude Boujon e al suo albo illustrato “La sedia blu” nel quale due amici trovano in mezzo al deserto una sedia blu che immediatamente la loro fantasia trasforma in camion dei pompieri, elicottero, battello, bancarella del mercato, attrezzo per fare acrobazie... Racconta Rauch: “... la sedia, in fondo, è soprattutto una sedia. Apologo sul design, dunque. Senonché, appena disegnato da Guido e impaginato (libretto completo quindi), mi imbatto su internet nella sedia blu di Claude Boujon, disegnato una trentina di anni fa e pubblicato da Babalibri. L'unica spiegazione possibile di un incidente così clamoroso è che io abbia visto il libro di Boujon in libreria e l'abbia dimenticato, non prima però di averlo immagazzinato nella memoria per poi farlo riaffiorare al momento giusto...”. E la sedia è riaffiorata adesso, rossa, pronta per farsi guardare e per servire da spunto d'avvio di storie da raccontare.

 

 

 

 
 
 
 

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