Da oggi sono felice

Da oggi sono felice
Verbena Ellen Colter vive in provincia, lontana ma non troppo da New York. Nella grande mela è nata, lo dice il suo certificato di nascita, e questo fatto le è sempre sembrato strano, visto che a non molta distanza da casa c’è l’ospedale di zona. Anche se incalzata dalle domande di chiarimento, mamma Ellen è sempre rimasta sul vago, preferendo cucinare dolcetti e canticchiare canzoncine dolci alla sua bambina. Ma quale bambina, poi: Verbena ha 11 anni e si rende perfettamente conto che qualcosa sta cambiando. L’equilibrio di bambina, l’amicizia con Annie, i vestiti uguali a mamma e la pesca con papà: in un momento questo bel quadretto di rassicurante normalità può essere spazzato via da una notizia dirompente. Verbena si trova allora catapultata in un mondo interiore diverso, dentro il suo corpo minuto di bambina prova una rabbia inconsulta ed ingeribile che immediatamente riversa sulla creatura più a portata di mano: la madre. Ripicche, litigi, disobbedienza: l’adolescenza preme e la verità che si è svelata a Verbena brucia. E poi arriva quello strano personaggio, il cittadino, anzi il marziano come si dice qui, Robert detto Pulce. Pieno di allergie, delicato come un cristallo, sballottato dalla madre che fugge dalla città per nascondere nella rassicurante provincia le proprie insicurezze. Un’amicizia strana, nata all’ombra di una tragedia e che in tragedia rischia di finire, che aiuterà i giovani protagonisti a riappropriarsi di qualcosa di sé …
Ci sono momenti della crescita a cui non si può scappare, in cui siamo tutti uguali, alla ricerca di una definizione di noi stessi quanto più possibile contraria e antagonista rispetto a quella dei genitori. Ci sono momenti in cui nostra madre o nostro padre appaiono ridicoli, impresentabili, li detestiamo e poi il senso di colpa per questi sentimenti negativi ci rimorde. Si chiama adolescenza e, se si vuole diventare adulti, bisogna farci i conti. Le passate certezze di bambino vacillano, i vecchi amici sono rimessi in discussione ed in casa è guerra aperta, il momento della ribellione. Poi se, come accade in questa tenerissima storia, ci sono anche degli acceleratori, dei colpi di scena, allora la situazione si fa ancora più incandescente. Eppure la morale della favola è che proprio mentre un figlio sta cercando di allontanarsi, più continua e presente deve essere la comprensione, la dolcezza, l’apertura all’ascolto che un genitore può mettere in campo per dare al proprio figlio gli strumenti per crescere, il primo dei quali si chiama fiducia. La storia è scritta in una maniera semplice e scorrevole, forse tre ore (per un adulto) sono sufficienti per arrivare alla fine. Del resto, l’intenzione è quella di arrivare sia ai figli sia ai genitori: e così, anche leggendo questo libro da adulti, si possono incontrare passaggi di grande verità e tenerezza, in cui riconoscersi come figli e trovare qualche buono spunto di riflessione come genitori.

 

 

 

 
 
 
 
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