Dalla parte sbagliata

Dalla parte sbagliata

Fatima ha lasciato la fabbrica di tappeti di Lahore in Pakistan, dove aveva lavorato duramente fin da bambina. È emigrata e ha raggiunto Milano. Nella città lombarda lavora come domestica e vive in un monolocale piccolissimo. La sua vita di giovane sradicata in una città spesso ostile non è facile e tuttavia Fatima si sente libera e capace di pensare al futuro. Il 16 aprile di ogni anno si reca nel piccolo parco di periferia accanto a casa, innalza nel vento un aquilone e commemora Iqbal, il coraggioso ragazzino suo compagno di fabbrica che, combattendo contro lo sfruttamento minorile, proprio il 16 aprile aveva perso la vita. Maria, l’amica del cuore di Fatima, invece è rimasta a Lahore. Ma non ha chinato il capo, continua ad opporsi allo sfruttamento minorile nelle fabbriche del suo Paese e a contrastare il fondamentalismo religioso degli “uomini con la barba”, che incutono paura a chi li incontra sulla propria strada. Le due amiche comunicano via email e l’incrociarsi della loro missive ci narra una storia di dolore, ma anche di libertà e di speranza.

Il romanzo Dalla parte sbagliata prende il titolo dalla canzone di Bruce Springsteen "Wrong side of the street" che narra come è difficile la vita di chi nasce dalla parte sbagliata della società, quella dei poveri e dei diseredati, delle vittime dell’oppressione. D'adamo però prova a trasmettere ai più giovani un messaggio positivo: anche chi parte svantaggiato, in qualsiasi parte del mondo si trovi, può cavarsela, grazie all’aiuto di persone solidali oppure alle risorse che può trovare in se stesso, o, semplicemente con il favore della sorte. Naturalmente c’è anche chi soccombe, come Iqbal, bambino venduto come schiavo a un fabbricante di tappeti. Iqbal il ribelle, aveva raccontato la sua storia, divenuta famosa in tutto il mondo, aveva conquistato la libertà e la possibilità di studiare. Nel tentativo di metterlo a tacere fu ucciso, ma il suo esempio continua a ispirare chi difende i diritti dei fanciulli e i diritti dei lavoratori. Proprio Francesco D’Adamo aveva narrato ai ragazzi la storia di Iqbal in un suo precedente romanzo, del quale questo costituisce il seguito ideale.



 

 

 
 
 
 

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