Di chi sono questi occhi?

Di chi sono questi occhi?
Avete presente quelle grandi sfere argentate e sfaccettate che erano di moda all'epoca della disco music? Ecco, il gamberetto se ne ritrova un paio in cima alla testa. L'occhio della tartaruga di mare invece è un frutto esotico, con la palpebra spessa che racchiude un profondo globo nero. Un'iride verde circondata da un'aureola gialla: nel pappagallo anche gli occhi esplodono in sgargianti fantasie di colori. Al gufo è toccato uno strumento ottico sofisticato e funzionale, da rapace appunto: una perfetta circonferenza arancione “forata” da una grande e lucida pupilla nera. Guardando gli occhi del gorilla, non si riesce proprio a sfuggire a quella sensazione un po' straniante di specchiarsi in un nostro lontano antenato con le sue espressioni inequivocabilmente umane. La pupilla ellittica dello squalo si apre come uno squarcio sulla superficie argentea dell'iride: più che a un organo sensoriale, fa pensare a un pianeta. Per tanti occhi veri, anche un occhio finto, che spicca sulle ali grigie della farfalla civetta...
Quale modo migliore per avvicinare i bambini in età prescolare al mondo degli animali che usare un punto di vista insolito e coinvolgente, che stimola la curiosità, lo spirito di osservazione e il senso estetico? Splendide fotografie a tutta pagina, da far invidia al National Geographic, contenute in un bel formato quadrotto con copertina rinforzata. Per ogni pagina c'è la foto dell'occhio ingrandito e “isolato” di un esponente diverso del regno animale. Si alza l'aletta, et voilà, ecco l'immagine a figura intera del proprietario, con tanto di breve scheda scientifica che prende spunto proprio dall'aspetto dell'occhio e dalle sue capacità visive.  Della nuova serie “Apri gli occhi”, edita da Franco Cosimo Panini, è disponibile anche A ognuno il suo sedere (gli occhi del lato B?). A conti fatti, per trovare un difetto alla collana, i volumi non risultano abbastanza longevi per i bambini over 3, soprattutto perché le informazioni scientifiche, indirizzate necessariamente a loro, sono davvero ridotte all'osso; ma sui piccolissimi questi libri fotografici arricchiti dal meccanismo dell'"apri e chiudi" funzionano sicuramente meglio di un documentario. Sembra proprio che il libro per l'infanzia, grazie alla creatività  degli autori e alla fantasia dei lettori, abbia ancora le sue carte da giocare in un settore, l'educational naturalistico, che il grande e il piccolo schermo sembravano avergli irrimediabilmente sottratto. Non si vive di solo cinema 3D... per fortuna.

 

 

 

 
 
 
 
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