Diario di Sunita

Diario di Sunita
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Sunita ha dieci anni e due famiglie: la sua, una famiglia rom che vive, senz'acqua né luce, in un campo caotico e poverissimo confinato in mezzo a una pineta, e la famiglia che l'ha presa in affido, quella di Luca e Clelia con le loro figliolette Marta e Bianca. E' stata proprio Sunita a chiedere di potersi trasferire dai gagé (così si chiamano le persone che non sono rom) durante la settimana, perché vuole continuare a frequentare la scuola, per poter finire le elementari e poi iscriversi alle medie. Dal campo rom, infatti, la scuola non si riesce a raggiungere: il pulmino non passa più a raccogliere i bambini. La vita nella casa di Luca e Clelia è agiata, ma non manca qualche difficoltà dovuta – racconta, giusto per fare un esempio, Sunita - al modo di comportarsi dei gagé che “Prima di andare a letto fanno duemila preparativi. Per gli italiani è normale, ma per me no. Io quando ho sonno chiudo gli occhi e dormo. Se sono nel letto, bene. Se sono nel divano è uguale”. Sunita racconta le sue giornate scrivendo un diario, non di sua spontanea volontà, però: è la maestra che l'ha obbligata a scrivere! Il compito non è gradito, infatti nella prima pagina leggiamo: “Questo diario è una cretinata. E' un'idea della mia maestra per farmi scrivere. Ma io non ci scrivo niente”. Invece, dopo qualche altra pagina di protesta, il diario della bambina fiorisce, si arricchisce di particolari di vita quotidiana a casa e a scuola, di affetti e sentimenti, di proteste, di progressi, non ultimo dei quali quello di imparare a scrivere in corsivo.

La storia narrata nel diario di Sunità è una storia vera. Lo apprendiamo dalla nota dell'autore, posta al termine del racconto. Randazzo, scrittore e maestro, appartiene all'associazione “Articolo 34”, l'articolo della Costituzione italiana che tutela il diritto allo studio di tutte le bambine e i bambini. Articolo fondamentale per tutti, ma addirittura vitale per i piccoli che giungono a scuola dopo avere vissuto in condizioni di grave svantaggio sociale. “Articolo 34” nacque a Pisa quando il Comune sgomberò il campo rom della Bigattiera, quello di Sunita e della sua famiglia, un campo che quando piove - leggiamo nel diario - si allaga tutto: la pioggia batte forte sul tetto di lamiera e fa rimbombare ogni cosa, “una roba tipo film dell'orrore”, mentre, se non c'è la benzina per il generatore di corrente, la fiammella della candela, unica luce nel buio profondo, trema e oscilla e l'unico passatempo della serata consiste nello starla a guardare. Storia di amicizia e di diritti, di volontà e fratellanza, di ironia e di franchezza, Il diario di Sunita può vantare una caratteristica importante: i proventi dei diritti delle sue vendite andranno tutti all'associazione "Articolo 34", a favore di progetti di integrazione per i bambini “invisibili”, quelli confinati ai margini dei nostri paesi e delle nostre città.

 

 

 

 
 
 
 

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