Dura la vita da duro

Dura la vita da duro
“Lui” torna alla carica ogni mattina prima dell’inizio della scuola: spinte, sgambetti, prese in giro, morsi, pugni e una serie di altre cattiverie messe in atto nei confronti del “bamboccio” di turno, soprattutto di uno. Tremante, la vittima preferita del duro cerca di sfuggire alle sue angherie, specie quando si fa accompagnare dai suoi fedeli amici. Sono tre o quattro, “come un muro” dal quale difendersi, a fatica. Soprattutto perché la voglia di urlare c’è ma manca il coraggio di farlo e la desolazione cresce quando ti rendi conto che tutti attorno a te, anche gli adulti, fanno finta di non vedere e di non sentire, semplicemente perché così è più comodo. Il duro, dal canto suo, sente di essere nel giusto, si proclama semplicemente uno che si vuole divertire, il più grande e il più forte, popolare e ammirato da tutti proprio per le infinite bravate che combina. Ma un giorno gli altri smettono di mostrarsi indifferenti, con grande sorpresa della vittima come del carnefice: prima un anziano che assiste per caso all’ennesimo tiranneggiare, poi la più carina che denigra il duro e prende le parti del debole. L’uno inizia a porsi delle domande sulla giustezza del proprio comportamento, l’altro acquista forza e si avvicina all’idea, fino a quel momento così lontana, che è possibile dire di NO... 
Un racconto a due voci, quello di Daniela Valente, che si rincorrono continuamente per descrivere un fenomeno drammaticamente attuale, quello del bullismo: due monologhi a confronto, o meglio due flussi di coscienza, in cui sono messi in luce tutti i pensieri dei due, soprattutto la loro lenta presa di coscienza della strada che è opportuno intraprendere (per l’uno la reazione rispetto ai soprusi, per l’altro la realizzazione di quanto essere un duro sia sbagliato e stupido). Le illustrazioni di Margherita Micheli svolgono un ruolo determinante: efficace la scelta di un animale, il gatto, che può essere rappresentato in maniera credibile sia da cattivo che da buono e ancor più intrigante l’alternarsi dei colori (verde azzurro per il debole, rosso per il duro) che aiuta i più piccoli a comprendere l’alternarsi dei due punti di vista. E ancora, interessante è la scelta di rappresentarli entrambi alle battute finali mentre reggono dei palloncini, quasi a riportarli alla loro condizione di piccoli, senza più differenze né contrasti. Un bel modo per parlare di un tema così delicato: ai più piccoli con lo spunto del gioco, della narrazione fantasiosa, ai preadolescenti, più “a rischio”, con una narrazione emblematica, in cui motti, figure e colori diventano la chiave per riflettere su una realtà meno stereotipata e tristemente reale. 

 

 

 
 
 
 
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