E fonderai la più grande città del mondo

E fonderai la più grande città del mondo
Per Giulio Cesare è davvero una giornata memorabile. Si sta preparando al trionfo dopo esser tornato vincitore dalla guerra civile contro Pompeo, e assapora il momento in cui – al termine di un giro per la città tra ali di folla plaudente – salirà sul Campidoglio, fino al tempio di Giove, per offrire al padre degli dei le armi del nemico sconfitto. Roma è splendida in questa giornata di sole, e il condottiero non può fare a meno di pensare al futuro che lo aspetta, alle sue ambizioni, al ruolo che spera di avere nella storia della repubblica, che dopo 500 anni e dopo tante conquiste ha forse bisogno di un nuovo equilibrio, un nuovo sistema politico, un nuovo potere, una nuova guida. Lui stesso? Solo gli dei possono saperlo, ma in fondo nella sua stirpe e in quella città qualcosa di divino c'è, non sono forse tutti discendenti del pastore troiano Anchise e di Venere? Cesare corre con la mente alle antiche storie che narrano la nascita del principe Enea da quella unione tra un mortale e una dea, la gloria della remota Troia, la disastrosa guerra contro i greci, la fuga dalla città in fiamme, il viaggio per mare, l'approdo a Cartagine, l'amore di Didone, il tradimento, il vaticinio della Sibilla di Cuma, l'arrivo nel Lazio e le intricate vicende che portarono alla fondazione di una città destinata a dominare il mondo...
La fascinosa versione tramandata da Plutarco (che nelle sue Vite parallele affermava però di usare come fonti Diocle di Pepareto e Fabio Pittore) della fondazione di Roma – profughi troiani che approdano nel Lazio guidati dagli dei, guerra contro i furiosi Rutuli del re Turno, vittoria e fondazione di Lavinio (l'odierna Pratica di mare), fondazione di Alba Longa, nascita di Romolo e Remo da una vestale sedotta da Marte, loro abbandono e adozione da parte di una lupa, vendetta contro Amulio, fondazione della città eterna da parte di Romolo, morte di Remo – torna in una versione per ragazzi ma non per questo semplicistica o poco raffinata. Giovanni Nucci individua nel ricco affresco di antichissimi e complessi miti un percorso coerente, una logica narrativa che dà al lettore il senso del Fato, di un destino di grandezza che ha portato alla nascita di una delle civiltà più importanti della storia umana – anche la scelta di partire da Giulio Cesare, simbolo della romanitas nell'immaginario collettivo, è indicativa. Davvero belli i disegni di Allegra Agliardi, non 'semplici' illustrazioni ma cornici, lettering, icone, persino un albero genealogico che fanno da coloratissimo (e molto originale nel tratto) contrappunto al testo, arricchendolo in modo decisivo.

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER