E vallo a spiegare a Nino

E vallo a spiegare a Nino
Nino ha nove anni e quando finisce la scuola, nel mese di giugno, è sempre felice perché finalmente può andare in barca con il suo papà, sul peschereccio “Rosangela II”. Un’attesa lunga un anno per solcare finalmente le onde del mare, nonostante i timori di mamma Rosangela, che ha già due barche che portano il suo nome. Durante l’anno invece, la vita di Nino è fatta soprattutto dell’andirivieni scuola – casa con i fratelli più grandi, Elena, la maggiore, e Federico, quello di mezzo. Elena ha già le idee molto chiare sul suo futuro, dice di voler diventare una giornalista anti – mafia, che poi Nino non ha ancora capito bene cosa voglia dire. A scuola ci vanno tutti insieme e a volte si aggiungono anche i fratelli Boussufa, di nome Fuad, Nardin e Moustafa. E meno male, perché in questo modo Nino non si trova mai a passare da solo davanti alla casa dalle finestre chiuse. Un luogo che fa scoprire a Nino cosa significa avere paura e che lo porta a fare mille domande ai suoi familiari: scopre così che ad abitarla è un certo Don Lucio ma non si tratta di un prete e che esiste una parola, “omertà”, per indicare “quando si fa finta di niente, si preferisce far finta di non vedere e non capire, anche di fronte alle ingiustizie, anche davanti alle cose sbagliate”. A un certo punto poi la casa smette di fargli paura, perché vede che attorno ad essa si sta creando un gran movimento di persone e gli spiegano che proprio lì nascerà un nuovo centro di aggregazione per ragazzi. Una bella notizia che scalda il cuore di molti, senza però qualche problema.. Perché non tutti sono subito pronti ad accettare questa novità…
Completato da una lettera del Vescovo di Campobasso, Monsignor Giancarlo Brigantini, E vallo a spiegare a Nino coglie la sfida non facile di raccontare ai più piccoli la piaga della mafia, con un occhio alla speranza e alla possibilità di un riscatto delle terre afflitte da questo dramma, attraverso il recupero degli edifici appartenuti a Cosa Nostra. Determinante la scelta di adottare nella narrazione il punto di vista di Nino, di dare spazio prima alle sue molte domande e ai suoi fraintendimenti (che danno l’idea di quanto il male sia lontano dalla mente dei bambini e per loro incomprensibile), così come strategici sono gli interventi dei familiari del bambino, che riflettono la paura (soprattutto da parte della madre) ma anche la voglia di dire basta (nelle parole della sorella). Le illustrazioni di Gianno De Conno sono estremamente evocative, prima del clima di terrore che matura attorno alla casa senza finestre e poi della nuova luce che circonda la casa stessa quando viene destinata al centro per ragazzi. Una storia positiva ed un bel modo per i genitori di spiegare con le parole giuste un fenomeno che è bene conoscere fin da piccoli, per porre le basi di una vera coscienza anti – mafia per le nuove generazioni.



 

 

 
 
 
 
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