Emily la stramba

Emily la stramba
Graffitara, skater rompicollo, amante degli incubi, coltivatrice di piante dall’aria mordace. E ancora, acchiappaguai, domatrice di poltergeist, risolutrice di misteri. Si tiene alla larga dagli altri, soprattutto dai teenager normali e standardizzati. Gira in compagnia della sua posse pelosa composta da quattro gatti neri. Conserva in una scatola da scarpe l’ectoplasma (o quel che è) della defunta Prozia Millie e ha un modo di imprecare molto variopinto, sul genere di oh, melma, forca mutanda, blateropodi biforcuti, forfora dindolante. Emily è così perché è stramba. Ma geniale. Ha un’abilità strepitosa nell’inventare cose folli, come una donna-golem fabbricata con pezzi di materiale ornitologico riciclato. O come un congegno di duplicazione destinato a combinare un magnifico Superscherzo. Solo che stavolta il suo talento da scienziata pazza le si ritorce contro perché, a causa di un imprevisto, il duplicatore la centra in pieno con il raggio. Ed ecco che le Emily diventano due, perfettamente identiche. Stessi capelli neri, stessa frangia a filo degli occhi, stessa faccia bianca e imbronciata. Stavolta la Stramba l’ha combinata grossa. Sua madre, quando si vede davanti la figlia raddoppiata, si fa venire una crisi isterica. Il peggio è che l’Altra è assolutamente, irriducibilmente perfida. La sua prima mossa è strambificare l’intera città proiettando nelle menti degli abitanti lo StramboManifesto. Ma il suo vero obiettivo è far fuori la gemella che l’ha creata. Emily deve trovare alla svelta una soluzione, possibilmente incruenta, per neutralizzare il suo doppelgänger che le sta rendendo la vita impossibile...
Da Emily abbiamo imparato ad aspettarci di tutto, ma non avremmo pensato che potesse addirittura trasformarsi in una versione riveduta e strambificata del dottor Jekyll (anche se il titolo originale del romanzo di Stevenson, The STRANGE Case of Dr. Jekyll and Mr. Hyde, è un’istigazione a delinquere per una che si chiama Emily STRANGE e va ostinatamente a caccia di stranezze). Anche in questo caso però la tredicenne in black dimostra la sua vena originale. Invece di un solo corpo che si trasforma con l’affiorare della seconda personalità, quella malvagia, lei si divide in due corpi uguali con due personalità distinte, che si completano a vicenda come le due metà di una mela. Nel precedente Giorni perduti Emily si era ritrovata priva di identità per colpa di un’amnesia totale. Adesso, per legge di compensazione, l’identità si è addirittura raddoppiata. E, dice più o meno il proverbio, il doppio stroppia. Come di consueto, Emily tiene la pignolesca cronaca di quello che le succede in un diario decorato con disegni e scarabocchi in nero e rosso: altra espressione del talento artistico che, ad esempio, le fa dipingere giganteschi murales sulle pareti di una fognatura segreta. L’hanno definita goth, emo e dark (o la caricatura di tutto questo). È diventata un’icona della controcultura e piace un sacco alle giovani lettrici, che probabilmente vorrebbero avere un po’ del suo anticonformismo. Godetevi questa sua nuova avventura e occhio all’ultima illustrazione di Emily e dei suoi gatti scatenati in una jam session rock: vale da sola l’intero volume.

 

 

 

 
 
 
 
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