Emily la stramba - Giorni perduti

Emily la stramba - Giorni perduti
Per essere stramba, Emily è proprio stramba. Tanto per cominciare, l'ha colpita un'amnesia totale, così non sa più chi è, né come sia finita in quel buco chiamato Blackrock: una quindicina di edifici di un beige sconsolante, un paio di strade e una specie di aiuola che sarebbe il parco cittadino. Per fortuna, in un lugubre caffè dall'improbabile nome di El Dungeon una barista bella e stordita la prende come assistente: sandwich in cambio della pulizia del locale. Emily (che non sapendo il proprio nome si fa chiamare Forfecchia) si accampa nel vicolo accanto al locale, in una baracca fatta con lo scatolone di un frigorifero, fa amicizia con una minicolonia felina e intanto cerca indizi sul perché si trovi lì. Curioso, però, che la sua famiglia non la cerchi e non si vedano in giro manifesti con la sua foto e la scritta SCOMPARSA. Ma Emily-Forfecchia non si lascia scoraggiare e finalmente scova una pista: lei assomiglia un sacco a Emma LeStrande, che settant'anni prima aveva fondato Blackrock per farla diventare un rifugio per giramondo sballati. Quindi, dev'essere sua parente. E c'è un'altra cosa, strambissima davvero. In una stanzetta segreta sul retro di El Dungeon, una scala a chiocciola scende giù, sempre più giù, in un posto sotterraneo dove si agitano ondate di una roccia fusa calda che ha singolarissimi effetti collaterali. A poco a poco il groviglio di enigmi si scioglie, Emily ritrova la sua identità e (c'era da dubitarne?) risolve tutti i misteri dimostrando di essere una ragazzina straordinariamente piena di risorse. Persino capace di creare un golem e di animarlo...
Emily la Stramba sta spopolando da tempo per il copioso merchandising che le ruota intorno e nel 2010 dovrebbe uscire il suo film. Sicuramente questa tredicenne anticonformista, nata dalla matita dei disegnatori Rob Roger e Matt Reed, ha le physique du rôle e il carattere per conquistare i suoi coetanei. Capelli neri con frangetta squadrata, occhi neri, faccetta bianca e imbronciata, gambe e braccia filiformi come la sorella magra di Mercoledì Addams. Veste sempre un abitino smanicato rigorosamente nero, con delle tasche dove ci sta dentro di tutto e non sembrano mai gonfie, anche meglio della borsa da viaggio di Mary Poppins. Le piacciono il buio e i gatti (neri pure loro), si diverte ad avere gli incubi, le stranezze la attirano come una calamita. È indipendente, solitaria, e segue solo le proprie regole, infischiandosene delle mode. Come icona grafica è perfettamente azzeccata, ma in questo romanzo-diario (molto ben rilegato e commentato da abbondanti illustrazioni) le avventure di Emily si stiracchiano senza decollare. L'ironia non manca (trovate come quella della fabbrica di posta inutile, che sommerge gli abitanti di Blackrock di réclame e pubblicità varia, sono caustiche e gustose), ma alla lunga il plot si ingarbuglia e lo stile colloquial-giovanilistico, tutto a punti come una lista della spesa, suona artificioso, studiato a tavolino. Non si tratta, insomma, di un libro per ragazzi e/o "ragazzi nel cuore di qualsiasi età", ma di un prodotto congegnato ad hoc per un pubblico di tredicenni o giù di lì (anche se nulla vieta a chi è più âgé di divertirsi leggendolo). Consigliato a teenager emo-dark, amanti dello pseudo-tenebroso e del sinistro addomesticato. Poco appetitoso per chi è fuori target.

 

 

 
 
 
 
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