Ernest & Rebecca - Il disgustoso Sam

I genitori della piccola Rebecca non andavano più d’accordo e alla fine si sono proprio separati. La mamma ha un altro. Il papà, un artista, ha rimediato appoggio a casa del fratello, almeno sin quando non trova casa; a sua figlia pensa ogni due sabato. Ed è proprio da uno di questi sabati che ha inizio la nuova avventura del buffo microbo Ernest e della piccola Rebecca, sei anni e mezzo e un sistema immunitario deboluccio. Papà va a prenderla, fa una battuta alla ex moglie sul suo nuovo amichetto e si mette pazientemente ad aspettare la pupa. Rebecca – nonostante le mille raccomandazioni del dottore, della mamma e di tutti – non ha avuto paura di beccarsi un altro raffreddore, ed è uscita di nascosto, in giardino, sotto la neve, per addestrare il suo microbo e per starsene con lui in santa pace, a parlare dei fatti loro. Non ha nessuna voglia di andare a casa dello zio, preferirebbe restare là con lui, ma deve andare. Altrimenti non vede più papà. Rebecca ormai vuole proprio tanto bene al suo Ernest. È il suo migliore amico, un amico che vede soltanto lei. La protegge dagli altri batteri e dalla noia, e probabilmente sta facendo di tutto per far riconciliare papà e mamma. Appena partita già non vede l’ora di riabbracciarlo, domenica sera. Eccola intanto in auto col papà, che fa finta di essere un androide al suo servizio, e risponde robotico a tutti i suoi comandi. Vanno a papparsi due hamburger ketchup e maionese, e poi si va da zio. Zio vuole che Rebecca prenda le medicine (ma zio, sanno di sapone!). Un po’ di resistenza, papà fa il robot, spiega che sono “pillole dell’invisibilità” e allora sì, prendiamole. Papà, zio e Rebecca si ritrovano sul divano a guardare un filmaccio, ma lei si annoia tanto, rivuole la sua stanza, i suoi giocattoli, il suo meraviglioso microbone verde, Ernest, e si annoia, si annoia... e si lamenta, tanto, tantissimo, e allora zio si stufa e la porta a nanna. “Capricciosa!”. Sì, pare facile, la mette a nanna e lei, poco dopo, comincia a lamentarsi che non ha sonno, non ha sonno, non ha proprio per niente sonno, ma niente, niente sonno. La mattina dopo, zio si sveglia e si sente anche mezzo in colpa perché, povera bambina, già sta sempre male, poi i genitori appena separati, insomma forse non era il caso di essere così duri, no?, e allora si mette su il caffè e guarda fuori dalla finestra, quanta neve, chissà quella piccola pulce quando si sveglia, ma oh! Da non credere! Rebecca sta là fuori e ha fatto la borsa per tornarsene a casa... e a casa si ripresenterà il vero problema di questo periodo. La mamma parla un po’ troppo di questo suo nuovo “amico”, Sam, che sembra proprio un microbaccio nocivo che può indebolire la famiglia, sì, anzi un virus assatanato che può disintegrare la famiglia...

Secondo dei nove albi della saga di Ernest & Rebecca [nove ad oggi, giugno 2020; quattro pubblicati in Italia dalla Star Comics], Il disgustoso Sam è una storia di delicate traversie infantili, raccontate con intelligenza, spirito e umanità. La sofferenza della piccola Rebecca, dettata dalla separazione dei genitori e da un sistema immunitario delicato, è controbilanciata dalla sua spumeggiante voglia di vivere, dalla sua fantasia e dalla sua franchezza. Adora le rane, i microbi (che alleati! Ernest, poi, un guru!) e la maionese (mescolata col ketchup), ha tanta nostalgia del papà e più ancora dei tempi in cui papà e mamma stavano insieme; è ostinata e tenace nella sua piccola battaglia per ostacolare la mamma e il suo nuovo compagno, Sam, ma nel momento in cui lo incontrerà saprà leggermente ricredersi e rimodulare il suo atteggiamento, osservando quell’uomo gentile, mite e pacato e niente affatto aggressivo e prepotente come immaginava. Tra le cose più apprezzabili del fumetto di Bianco e Dalena c’è che gli amici “veri” e quelli “immaginari” della piccola Rebecca sanno alternarsi con discreta naturalezza; sin qua, a ribadire la complessità del periodo che attraversa la pupa, gli altri bambini sembrano soltanto un po’ stupiti dai suoi riferimenti a questo “Ernest” che nessuno ha visto mai. La realtà se ne va in disparte ma non scompare – “osserva” e testimonia la scombussolata Rebecca. Sullo sfondo, la sorellona, adolescente, qui alle prese con la prima cotta e con i primi cinema. La sua storiella è un subplot che promette bene per i prossimi albi. Siamo dalle parti di quelle storie “di formazione” che tanto bene possono fare in determinati momenti della crescita dei nostri piccoli; direi che non mancano le opportunità per meditare su tutta una serie di vignette, che raccontano la tenerezza e la solitudine del papà, l’apprensione e la sensibilità della mamma, la distanza e la personalità della sorella, la singolarità della fantasia di Rebecca. Una fantasia che si spinge all’allucinazione, a quanto pare...o forse no? C’è un nonno, che appare nelle ultime battute di questo numero e sarà protagonista del terzo albo, che pare conoscere bene Ernest. Si chiama Nonno Bestiaccia e vive in campagna. Ma questa è un’altra storia.



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