Ero cattivo

Ero cattivo
Angelo ne fa di tutti i colori. È cattivo, “lo sanno tutti”. Non solo si diverte a fare guai, ma sembra che non ne riesca a fare a meno, è incontrollabile. Un giorno uno dei suoi scherzi comporterà delle conseguenze gravissime: la morte per infarto della sua insegnante di inglese. Viene così mandato dagli assistenti sociali in una casa di campagna dove vivono altri tre ragazzi della sua età – Leo, Nicola e Mara – che hanno, a loro volta, vite complicate. A seguire i quattro ragazzi c’è padre Costantino, un uomo straordinario, capace “di leggerti nella testa e di sentire cosa pensavi senza che tu lo dicessi ad alta voce”. La sua forza, il suo sorriso disarmante e il suo innato ottimismo - inizialmente visti con irritazione da Angelo - gli insegneranno, tra le altre cose, a canalizzare la sua prepotenza, il suo odio e la sua irrequietezza verso un desiderio: la compagnia di un cane che sarà per lui, oltre che un amico, un modo per responsabilizzarsi. Il percorso di recupero, necessario e pieno di ricadute, porterà ad una rinascita: Angelo imparerà a crescere, a confrontarsi con gli altri, a prendersi cura di qualcuno… 
Antonio Ferrara, avendo lavorato diversi anni in una comunità alloggio per minori, sa di cosa parla. La storia raccontata dal protagonista scivola, attraverso mini-capitoli, veloce e limpida grazie a un linguaggio giovanile, sbrigativo, “come viene” e, nonostante la semplicità della narrazione, prende il lettore e gli sbatte in faccia i fatti accaduti e il modo con cui il giovane protagonista li affronta. I suoi perché, le sue  reazioni di stomaco e i suoi pensieri sono gettati lì con sfacciataggine ed insolenza e con uno stile narrativo sempre asciutto e senza fronzoli. Pagina dopo pagina vengono fuori squarci di vita degli altri ragazzi ma, soprattutto, si impone la presenza di padre Costantino, un prete che parla poco ma sorride fiducioso, osserva inosservato e disegna ritratti che preannunciano futuri migliori, pieni di speranza e positività. Un prete buono (e per niente stupido!) che cercherà di migliorare i suoi ragazzi comunicando con gli occhi e donando loro tutta la fiducia possibile. Perché è di questo che hanno bisogno, di qualcuno che creda in loro. In quel mondo ovattato, lontani dalle loro vite sbagliate e dai comportamenti duri degli adulti, i ragazzi impareranno a condividere emozioni e sogni, affronteranno il dolore e la morte, combatteranno le loro debolezze e le loro incapacità maturando e conoscendo, innanzitutto, loro stessi. Antonio Ferrara, già autore di libri per bambini e ragazzi (tra cui Pane arabo a merenda, A braccia aperte, Ferite, Contro vento, Batti il muro), ci regala un’opera piena di ottimismo che punta sul confronto e sulla forza derivante da obiettivi e desideri. Il libro, rivolto al mondo degli adolescenti, vuole essere un modo spiccio per andare in profondità, per toccare il delicato problema del disagio giovanile, lasciando aperto, ancora una volta, un quesito molto dibattuto: cattivi si nasce o si diventa?

 

 

 
 
 
 
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