Esco così mi perdo

Esco così mi perdo
François Baul, cercatore di oggetti e raccontatore di storie e Jean Pierre Trombon, girovago dormiglione, vivono in una vecchia e polverosa soffitta errante, piena di bauli e di oggetti dimenticati. Una volta all'anno, il signor Baul racconta la storia di una della cianfrusaglie in cui è incappato spolverando e riordinando i bauli della soffitta. È così che un giorno, intrattiene il suo amico narrando le avventure di Pedalino, un calzino speciale nato spaiato e, per questo, rifiutato da tutti, compresi i suoi genitori. Pedalino, solo e libero, dovrà vagare tra scarpe, spilloni e bolle di sapone alla ricerca del suo posto nel mondo.
L'albo è tratto dallo spettacolo omonimo, messo in scena dall'autore stesso che trascina il lettore in un'atmosfera onirica, sospesa proprio come la soffitta errante. La storia di un calzino spaiato diventa allegoria della ricerca della propria  identità e della propria dimensione, che Pedalino incontrerà grazie alla perseveranza e a un pizzico di fortuna. Questo registro simbolico, che non può non far pensare alla canzone Paradiso dei calzini di Vinicio Capossela, è accompagnato coerentamente dai disegni di Sonia Possentini, che a tratti, non riescono a rendere appieno la levità del racconto. Esco così mi perdo, vincitore del premio Andersen 2011, ci ricorda con delicatezza che soltanto uscendo da noi stessi e impegnandoci con determinazione, amor proprio e speranza  possiamo superare i momenti difficili e trovare il nostro posto nel mondo.

 

 

 

 
 
 
 
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