Fairy Oak – Addio, Fairy Oak

Fairy Oak – Addio, Fairy Oak
“Ogni viaggio ha una fine, e se la fine ci induce tristezza, significa che il viaggio è stato bello, e che la nostra valigia torna piena di ricordi, per i quali è valsa la pena viaggiare”. È l’ultima lezione che ha imparato la piccola Felì, l’ultimo mistero che la fatina, tata di Pervinca e Vaniglia (Vì e Babu) le due gemelline di Fairy Oak, si appresta a rivelare alle sue compagne del regno delle Rugiade d’Argento. Poi non parlerà mai più dei 15 anni trascorsi in casa Perwinkle insieme alle bambine, a Lalla Tomelilla, a Grisam, Flox e alla banda. Tre storie ha raccontato finora Sefeliceleisaràdircelovorrà, eppure ci sarebbe ancora tanto da dire. Allora racchiude tutto quello che può in quest’ultima narrazione. Comincia dall’inizio, da quando Lalla Tomellila, la zia di Vi per Babù la chiamò come “baby sitter” delle sue nipotine, prima ancora che nascessero; poi racconta di quando le due hanno cominciato la scuola e sono state per la prima volta divise, o di quando hanno scoperto i rispettivi poteri. Si sofferma con tenerezza sui loro amori e brilla d’orgoglio narrando di quando hanno imparato a volare. Non lascia fuori nessuno di quegli apparentemente insignificanti dettagli che rendono “addio” una parola molto difficile da pronunciare, o come li chiama la stessa fatina: “quelle piccole cose, di certi nonnulla e inutili sciocchezze che, insieme con le minuscole, impareggiabili, strapreziose banalità di tutti i giorni, ancor più delle grandi avventure, delle battaglie e delle conquiste, alimentano in me il ricordo di Fairy Oak, e lo rendono speciale”. Dopo quest’ultima storia, dopo aver condiviso tutta la dolcezza del ricordo, la fatina sarà finalmente pronta ad andare avanti; non a dimenticare le sue due bambine, ma ad affrontare il futuro e ad amare altre piccole streghe che hanno bisogno della sua guida…
Eccoci arrivati alla conclusione di un bellissimo viaggio durato cinque anni: era il 2005 infatti quando uscì il primo volume della saga di Fairy Oak , Il Segreto delle Gemelle che si aggiudicò il premio Bancarellino. A quel primo titolo della prima serie sono seguiti L’Incanto del Buio e Il Potere della Luce, che formano un’unica trilogia di enorme successo. Dopo il terzo volume, le storie di Fairy Oak avevano superato le frontiere italiane scalando le classifiche in Spagna, Portogallo, Ungheria e in tutti i paesi del Sud America. Entusiasta del successo delle sue streghette, Elisabetta Gnone ha dato alle stampe altri quattro libri con le avventure di Vaniglia e Pervinca, dedicati ad altrettanti misteri. Quattro lezioni che la fatina dal nome impronunciabile ha deciso di raccontare alle sue compagne, una volta tornata a casa: Capitan Grisam e l’amore, Gli incantevoli giorni di Shirley, Flox sorride in autunno e quest’ultimo Addio Fairy Oak . Ultimo per davvero, perché, come ci ha raccontato l’autrice quando l’abbiamo intervistata, non ci saranno altri libri dedicati a questo fantastico mondo dove la magia è metafora più che oggetto di racconto. Sapientemente, Elisabetta Gnone usa i poteri magici per racconta l’amore per la natura e per il prossimo, l’amicizia, la tolleranza, l’importanza di accettarsi ognuno come si è. Messaggi importanti che anche nell’ultimo episodio sono prepotentemente presenti. Anzi, quest’ultimo volume li raccoglie tutti insieme, quasi come un compendio, un promemoria. Non solo nei temi, ma anche dal punto di vista stilistico il libro è omogeneo ai precedenti. Le caratteristiche principali restano la cura dei dettagli e la scorrevolezza della narrazione; e le illustrazioni – quel qualcosa in più che rende speciali i libri di Fairy Oak – sono, se possibile, ancora più belle. A differenza degli altri, tuttavia, questo non è un romanzo ma una serie di racconti, un susseguirsi di episodi divertenti, drammatici, tristi, ma che non sempre sono scelti e raccontati in modo da rendere facile al lettore seguire il filo della narrazione. Nel voler chiudere le porte della saga, la Gnone sembra aver voluto raccontare tutto, in una sola volta. Forse troppo forte la malinconia dell’addio o il desiderio di cominciare una nuova avventura.

Leggi l'intervista a Elisabetta Gnone

 

 

 

 
 
 
 
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