Gesù, come un romanzo

Gesù, come un romanzo
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Una notizia si diffonde tra la gente: il sepolcro è vuoto! Lo dicono delle donne ma lo dice anche Giovanni a Pietro. Pietro, incredulo e perplesso, pieno di dubbi fin da quando l’aveva conosciuto, quel Gesù che ora è morto. In molti aspettavano un Messia, un Re, qualcuno che indicasse una direzione a quel popolo confuso e sottomesso ai Romani... e così aspettava anche lui, quando era ancora Simone di Cafarnao, un giovane pescatore inquieto. E se quel Messia non era il Battista, poteva forse esserlo quel giovane rabbi che, dicevano, faceva miracoli per chiunque e aveva sempre la risposta (fin troppo) pronta? Eppure con l’entusiasmo della gente cresce anche la diffidenza: essere diventati discepoli di questo uomo che chiama Dio “mio padre” può essere rischioso e stancante, sempre in attesa di un regno che verrà, ma chissà quando. Il resto della storia è poco meno che Storia: la crocifissione, la morte e un’inattesa o forse da sempre attesa, incredibile notizia.

La voce di Marie-Aude Murail è inconfondibile, in grado di affrontare qualunque argomento con quello sguardo concreto, disincantato e un po’ tagliente, perfetto per chi è al limite dell’infanzia e poco oltre. Perfino Pietro, l’apostolo Pietro, e Gesù, il suo maestro, raccontati attraverso questa voce così diretta, tornano ad essere due giovani in cerca di una definizione che può essere anche problematica, che non esclude le dinamiche del gruppo, che può andare incontro a ripensamenti e inciampi non del tutto onorevoli. Una storia fatta di occasioni e di scelte. Marie-Aude Murail non inventa niente, si limita a far tornare in superficie qualche stato d’animo o elemento di contesto che il tempo aveva finito per nascondere, ma i Vangeli sono continuamente citati e la voce dell’autrice non solo non si sostituisce a una narrazione fatta di detti memorabili e parabole, condensata al punto da risultare quasi una vera agiografia, ma anzi si fa completamente da parte in quei punti in cui il precedente evangelico è già del tutto “visibile”, drammatico e vicino all’inesprimibile. Una narrazione che non ha la pretesa di sconvolgere l’originale ma che lo indossa come un guanto per dare nuovo movimento e facendo proprio lo stupore di chi aspetta una rivelazione. Non tutto è attualizzato, non tutto è tagliato, rimane qualche punto un po’ noioso. Nel rispetto dell'originale ma anche di chi, lontano da schemi troppo contemporanei e occidentalizzati, potrebbe ancora riconoscersi in un giovane pescatore che cerca un futuro migliore...

 

 

 
 
 
 

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