Giacomino e il fagiolo magico

Giacomino e il fagiolo magico
C’era una volta… un bambino di nome Giacomino, la sua mamma e una mucca chiamata Bianchina. Ma non c’era il denaro. Così un bel giorno la mamma dà a Giacomino la mucca e gli dice di venderla al mercato per guadagnare dei soldi. Giacomino prende e va, ma invece di seguire il consiglio della mamma, si lascia tentare dalle strane parole di un uomo che in cambio della preziosa mucca gli regala cinque fagioli. Non cinque fagioli qualunque, cinque fagioli magici! Torna a casa baldanzoso, ma quando la mamma scopre i lauti proventi del “buon affare”, una bella sberla non gliela toglie nessuno. A letto senza cena! Il mattino dopo, stranamente, la luce non filtra dalla finestra. Cosa sarà successo? Giacomino si affaccia e proprio nel punto in cui la mamma aveva buttato i fagioli vede un’immensa pianta che sale e sale fin oltre le nuvole. E dato che sulla pianta si appoggia una scala lunghissima, Giacomino inizia, un gradino dopo l’altro, il suo viaggio verso il cielo...
Il resto della storia lo conosciamo. Tutti abbiamo sentito parlare della gallina dalle uova d’oro, dell’arpa magica e del proverbiale “Ucci ucci, sento odor di bambinucci”. E infatti Giacomino e il fagiolo magico è una fiaba che, come tutte le fiabe, è passata per secoli di generazione in generazione, di bocca in bocca. Nata in territorio britannico (ma c’è chi sostiene sia di origine germanica), è stata data alle stampe ai primi dell’Ottocento. Questo piccolo albo, dalla modesta copertina flessibile e dal curioso formato quadrato, non si limita a riproporre un classico della letteratura per bambini. L’ingrediente aggiunto è il sapore autenticamente inglese. Ovvero: per il testo, un lessico piano e una narrazione lineare; per le immagini, Harriet Russell. L’illustratrice di Glasgow è poco conosciuta in Italia (gli albi tradotti si contano sulle dita di una mano, tutti da Corraini, uno da Topipittori), ma la sua bravura non può essere dimenticata tanto facilmente. La sua tecnica si colloca nel filone inglese degli amanti della precisione e delle arti grafiche, come si nota fin dalla copertina, tutta cesellata di bellissime foglie. Con originalissime tavole al limite della bidimensionalità, interpreta il racconto in modo ironico e spigliato (un legame con Quentin Blake?). Inserendo note musicali, parole e persino equazioni matematiche si diverte e fa divertire, e crea un’opera che si fa beffe delle convenzioni pittoriche e linguistiche. Che dire di quando rappresenta con nuvole e saette il russare “come un tuono” dell’orco? O di quando Giacomino si nasconde nel forno e si trova catapultato in un deserto con tanto di cactus e rettili? E va oltre, rifiutando sfondi e ambientazioni soffocanti così come i troppi colori (in una società all’insegna del multicolor, la sua parsimonia è un calmante per gli occhi!). La sua passione per giochi e paradossi è ben nota in Inghilterra, dove nel 2008 ha fatto parlare di sé per l’affaire des lettres: le spediva a se stessa, decorando le buste con giochi di parole, indovinelli e non-sense che gli impiegati delle poste dovevano risolvere per recapitargliele. Insomma, lo humour non le manca. E forse è proprio questa la chiave di lettura dell’albo, che ripropone una fiaba che si presta a infinite interpretazioni. Novello Ulisse, Giacomino non vuole essere esaltato come un ladro ma come un furbo. È sveglio e sa adattarsi, non si dispera nella sfortuna ma reagisce e aguzza l’ingegno, sempre con un pizzico di sfrontatezza e di allegria: in un’epoca difficile come la nostra l’insegnamento non poteva essere più azzeccato. Peccato che un albo dall’aspetto così semplice e modesto rischia di perdersi sugli scaffali delle librerie, immerso tra montagne di libri-giocattoli e copertine luccicanti.

 

 

 
 
 
 
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