Giallo giallo

Giallo giallo
Andiamo per gradi. C'è un bambino, snicker e t-shirt d'ordinanaza, che gironzola per le strade del quartiere. Avrà 8-9 anni, niente da fare e un mondo a disposizione. Trova un cantiere lungo la strada, entra (ovviamente, che fareste voi a 9 anni?) e guardando qua e là individua una “cosa gialla”, un caschetto per la precisione. Un bel caschetto giallo, non proprio della sua misura, ma il bambino la pensa diversamente... E allora decide di prenderlo e proseguire la passeggiata col nuovo, vistoso trofeo sulla testa. Quante cose si possono fare con un caschetto giallo? Tante, più di quante un adulto riesca da immaginare: riempirlo di terra e fiori da regalare alla mamma, coprire gli occhi dal sole durante un sonnellino all'aria aperta, trasformarlo in una barchetta per il gatto... Ma un brutto giorno, chissaccome, il bambino si imbatte nel nerboruto padrone del “suo” cappello giallo e a malincuore è costretto a restituirlo. Poi però torna casa, prende un foglio di carta e un pastello giallo, e comincia a disegnare, a “disegnare giallo”, limoni gialli e fiori gialli, chicchi gialli e soli gialli. E quel foglio, ormai saturo di colore, gli suggerisce un'dea per sostituire il rimpianto caschetto...
Come sospettavo, dalla trama che (non) ho riassunto sembra trattarsi di un albo illustrato sul tema dell'immaginazione infantile. E in effetti di questo si parla, ma niente potrebbe prepararvi alla straripante originalità dei disegni che illustrano la storia che ho cercato di raccontarvi (opera dall'americano Frank Asch, un decano dei libri per bambini). In un rigoroso bianco e nero tradito soltanto dagli inserti giallo limone del cappello e dei disegni finali del bambino, il cartoonist Mark Alan Stamaty (Slate, Village Voice, e tanti libri tra cui il classico Who needs donuts?) invade la pagina di un'infinità di cose. Gli isolati che attraversa il piccolo protagonista sono letteralmente stracolmi di oggetti, accostamenti incongrui, scritte dai caratteri tipografici inauditi, accumulazioni di invenzioni assurde e imprevedibili, inversioni logiche, elementi decorativi da horror vacui. Un intasamento visivo che lascia letteralmente senza fiato. La realtà è una rana col cappello che cavalca un cane randagio, un passante con un banco di pesci al posto dei capelli e un piede al posto del braccio che traina un aspirapolvere, un bar che espone nidi con tanto di pennuti, negozi di scarpe decorati con temi egiziani, cowboy rampanti sulla testa di un clown bifronte. Insomma, un mondo barocco, grottesco, inverosimilmente sommerso di “cose” in cui soltanto la fantasia del bambino sembra trovare il filo, persino quando gli adulti provano a sottrarre il materiale su cui si esercita. Pubblicato per la prima volta in Italia nel 1971 da Emme Edizioni, orecchio acerbo ce lo restituisce più di quarant'anni dopo in una bella edizione dedicata a proprio all'editrice di allora, Rosellina Archinto. Giallo giallo però gli anni non li dimostra...

 

 

 

 
 
 
 
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