Gilda

Gilda

Maremma 1975. Stefano è un brillante studente in Medicina che vive a Parigi. Gilda fa la mandriana e ha alle spalle studi in legge altrettanto brillanti condotti e portati a conclusione tra Italia, Germania e Francia. I due giovani si incontrano periodicamente nelle pianure della bassa Toscana, terra di origine di entrambi. Il loro è un rapporto di forte affetto ma carico di non detti. Da un po’ di tempo Gilda ha deciso di ristabilirsi a vivere nei luoghi dell’infanzia, avvertendoli più in sintonia con il suo spirito selvatico e dove, soprattutto, si sente più utile. Ma utile a cosa? Scopriremo che Gilda è un’affiliata delle Brigate Tiburzi, una colonna delle Brigate Rosse, interessata al potenziale rivoluzionario dei contadini maremmani. E Stefano? È venuto soltanto per rivedere i suoi cari o anche per altri motivi? Cosa c’è dietro l’organizzazione Warren?

Non era impresa facile quella che Ermanno Detti ha deciso di intraprendere raccontando a un pubblico appena adolescente, cosa abbia significato, nell’Italia di qualche decennio fa, il fenomeno del terrorismo. Tuttavia l’autore centra pienamente l’obiettivo mostrando di saper combinare la delicatezza del tema con una trama avvincente, in cui non mancano elementi di detection story (coincidenze inattese, indizi ingannatori, piste apparentemente marginali e allusive), intonazioni scherzose [le schermaglie tra Gilda e Stefano fatte di indovinelli e calambeurs (dietro ai quali intravediamo la maestria del Detti scrittore per l’infanzia)] e momenti introspettivi (tra cui spicca il poetico capitolo “Lezioni d’amore ”). Attraverso questa accorta strategia narrativa, l’autore ci svela una verità bruciante, quella della disumanità e della violenza propria di ogni dogmatismo, insieme alla convinzione, altrettanto forte, che il significato e l’evoluzione delle nostre vite risiedano soprattutto negli affetti. Così l’amore che Gilda sente da parte di Stefano diventa occasione per riconsiderare se stessa e le sue scelte. Degna di nota è l’idea di Detti di ambientare la storia tra le distese e i boschi della Maremma, come se l’ariosità dei grandi spazi agevolasse l’irrompere di dubbi salvifici e il maturare di equilibri diversi, in opposizione alla claustrofobia degli interni condominiali e delle lande cementificate metropolitane, tipici sfondi della rappresentazione mainstream (non solamente letteraria e) del terrorismo italiano.

 

 

 

 
 
 
 
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