Harry Potter e i doni della morte

Harry Potter e i doni della morte

Una riunione di mangiamorte, accompagnata da una macabra quanto indifferente esecuzione, una congiura, un piano, un signore oscuro che ascende e genera terrore e repulsione tra i suoi stessi seguaci. Non si inizia con il compleanno di Harry o con la partenza per Hogwarts: quest'anno non c'è spazio per la normalità scolastica, la morte è dietro l'angolo. Perché è guerra aperta tra comunità magica e Voldemort con i suoi mangiamorte. In realtà non è aperta, è subdola, viscida, sporca come molte guerre; divide, mina la fiducia negli altri, è una lotta per la sopravvivenza dove non è detto che sia il migliore, il più buono, il più innocente a salvarsi. Tre morti e un orecchio mozzato solo nei primi tre capitoli e solo per trasferire Harry da Privet Drive alla Tana. Ben presto il giovane mago, accompagnato dai suoi amici Hermione e Ron, abbandonerà anche questo rifugio; giusto il tempo di festeggiare il matrimonio di Bill con Fleur, di ricevere la strana eredità Silente e di compiere 17 anni, la maggiore età, e perdere la Traccia, l'incantesimo sui maghi minorenni che permette di sapere come dove e quanto lanciano incantesimi al di fuori della scuola. Da questo momento parte la caccia agli Horcrux, frammenti di anima che Lord Voldemort ha nascosto in alcuni oggetti dal valore molto particolare per il signore oscuro. La ricerca è difficile, spesso pericolosa e pericolosamente frustrante, porta al dividersi e poi riunirsi dei tre, a catture, rapimenti e torture. Ma a un certo punto la via si divide in due strade: Horcrux o Doni della Morte. Questi ultimi sono tre oggetti donati – secondo la leggenda – a tre fratelli dalla Morte: la Elder Wand o Bacchetta di Sambuco o bacchetta invincibile, alla ricerca della quale è anche il signore oscuro; la Pietra della Risurrezione, incastonata nell'anello usato dall'ignaro Voldemort per fare un Horcrux poi trovato da Silente e lasciato ad Harry in eredità nel boccino d'oro; il mantello dell'invisibilità, passato da James ad Harry, discendenti del primo possessore. Harry deve scegliere se gettarsi a caccia della bacchetta in competizione con Voldemort o continuare la missione assegnatagli da Silente, trovare e distruggere tutti i frammenti dell'anima di Colui Che Non Deve Essere Nominato e solo allora, affrontarlo...

Harry sceglie, e in virtù di questa scelta tutto si incastra. Questa scelta è ciò che rimarca la differenza che corre tra lui e Silente - il cui difficile passato viene qui rivelato - ma soprattuto tra lui e Tom Orvoloson Riddle. Dopo sei volumi in cui tante piccole somiglianze tra Harry e Voldemort erano costantemente evidenziate, ecco tutta la differenza. La stessa mostrata durante lo smistamento: ciò che scegliamo di fare determina ciò che siamo. Nonostante le avventure e gli escamotage siano all'altezza degli altri romanzi della saga e lo stile sia quello scorrevole e diretto di sempre, molte sono state le critiche all'autrice, quasi quanto quelle ad un allenatore di calcio che perde una finale. Anche qui tutti si sentono allenatori e sono pronti a dire la loro. Ma poi a scegliere è uno solo. Eppure è narrata bene la frustrazione della ricerca degli Horcrux, ed è reso efficacemente il fatto che, mentre Voldemort riduce tutto ad una sfida tra lui ed Harry, quest'ultimo accetta piano piano il fatto di trovarsi coinvolto in una guerra dell'intero mondo magico. Notevole è anche la crescita personale (alla quale si assiste o che viene raccontata) di molti personaggi, non solo quelli principali (anche se è vero che alcuni vengono lasciati ai margini). La storia di Piton, la rivelazione del motivo per il quale l'insegnante di pozione ha deciso di voltare le spalle ai mangiamorte, del modo e del coraggio con cui ha portato a termine il suo compito rendono giustizia a un personaggio in maniera così onesta che non perde nulla del suo carattere antipatico e sprezzante ma aggiunge spessore alla sua figura. Un altro merito è quello di aver reso tante morti sopportabili, e averle raccontate con semplicità e brevità. Senza far provare troppo dolore a noi lettori. Anche in questo suo ultimo lavoro Joanne Rowling rimane fedele ai temi fondanti e alla molteplicità di piani di lettura dell'intera opera. Soprattutto rimane forte alla fine il messaggio di speranza per un mondo migliore e la consapevolezza del fatto che vale la pena lottare per averlo. E rimane (forse per i più piccoli è solo un seme nelle loro anime) come consapevolezza che riemerge nel momento in cui - per dirla con le parole di Silente - “bisogna scegliere tra ciò che è giusto e ciò che è facile”.

 


 

 

 

 

 
 
 
 

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