Heidi

Heidi
Guance rosse, capelli corti e ricci, un cuore innocente e grande così. Questa è Heidi, che ha cinque anni ed è orfana. Da quando i suoi genitori sono morti ha sempre vissuto con la zia Dete a Bad Ragaz, in Svizzera. Ora però a Dete è capitata l’occasione di andare a servizio presso una famiglia di Francoforte e non potendo portare con sé la nipotina decide di affidarla al nonno paterno, che sta sui monti solo con le sue capre. Certo ci vuole un bel coraggio a lasciare una bimba piccola con quel misantropo che non vuole vedere nessuno, non va mai alle funzioni domenicali e spaventa la gente col suo aspetto cespuglioso di vecchio selvaggio. E invece con lui Heidi si trova bene da subito. Della sua nuova vita le piace tutto: le capre che balzano fra le rocce, il buon latte appena munto, il letto fatto col fieno, il tramonto che incendia le vette innevate, il vento che risuona fra le cime degli alberi. È contenta e spensierata insieme al nonno, che si dimostra pieno di premure anche se si rifiuta di mandarla a scuola e in chiesa. Tutto procede serenamente ed Heidi è ormai diventata una perfetta pastorella, finché un giorno la zia Dete torna a riprendersela. Il signor Sesemann, parente della famiglia presso cui lavora, cerca una bambina che faccia compagnia a sua figlia Klara, paralizzata e condannata alla sedia a rotelle. Secondo Dete, per Heidi è una fortuna insperata e si affretta a trascinarla a Francoforte. Ma in quella ricca casa, in quell’affollata città, tutta la gioia di Heidi si sta spegnendo... 
Quando Johanna Spyri nel 1880 scrisse Heidi non poteva immaginare che sarebbe diventato uno dei libri per ragazzi più conosciuti del mondo, tradotto in oltre cinquanta lingue. Né che avrebbe ispirato una ventina tra film e produzioni TV, il più famoso dei quali è probabilmente l’anime trasmesso in Italia nel 1978 con la popolarissima sigla-jodel di Elisabetta Viviani. Ebbene, dietro l’Heidi delle “caprette che fanno ciao” c’è questo romanzo semplice e gradevole, che non si limita ad esaltare la full immersion nella natura, ma fa trasparire anche temi sociali importanti come il problema dell’analfabetismo e il lavoro minorile. Gli innumerevoli adattamenti hanno aggiunto, tagliato, trasformato la storia originale. L’edizione integrale proposta da Donzelli ci fa incontrare Heidi come la immaginò la sua creatrice. Anche le accurate e realistiche illustrazioni del maestro Tomi Ungerer interpretano fedelmente lo spirito di Heidi e il senso della vita di montagna, affascinante, durissima, libera. Questa estrema libertà Heidi la coglie fin dalla prima volta che s’inerpica verso la casetta del nonno. Infagottata dalla zia che, nonostante il tepore estivo della giornata, le ha messo indosso l’abito della festa sopra a quello andante per non doverlo portare a mano, Heidi vede Peter, il ragazzino che conduce le capre al pascolo, seguire il gregge agile e scalzo. Senza dire una parola si sfila i pesanti scarponi chiodati, si toglie i vestiti raccogliendoli in uno scialle e, rimasta in sottanina, comincia a salire anche lei, ridente e saltellante. Un gesto di ribellione alla civiltà che vale tutti gli atti di bontà che compirà nelle pagine seguenti. Così ci piace Heidi (onestamente, molto più di quando, finalmente alfabetizzata, declama inni e parabole sacre a beneficio del nonno miscredente e di una povera cieca). Ci piace con le braccia e i piedi nudi e un gran sorriso che la illumina tutta. Anticonformista, spontanea, senza costrizioni. Felice come gli uccelli che volano nel sole.

 

 

 

 
 
 
 
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