I miti delle costellazioni

I miti delle costellazioni

Zeus è il più potente degli dei ma non è certamente perfetto e, per esempio, tra le sue qualità non si può annoverare la fedeltà. Quando si innamora di qualche giovane donna – cosa che avviene piuttosto di frequente – è capace di qualunque cosa e non esita ad ingannare chiunque pur di ottenere ciò che vuole. Alcmena è la giovane e bella sposa di Anfitrione e, pur di stare con lei, Zeus ordina al Sole di non sorgere per tre giorni. In quell’unica notte lunghissima, assunte le sembianze di Anfitrione, il padre degli dei genera da Alcmena Eracle, il quale è così forte che, ancora in fasce, uccide i serpenti a mani nude. Quando la fanciulla scopre di essere stata ingannata prova a difendere la propria innocenza con suo marito, e fatica non poco. Anfitrione, alla fine, le crede ma c’è qualcuno assai meno mansueto da temere. Era, moglie di Zeus, è infatti assai vendicativa e Alcmena, per salvare se stessa e il suo bambino, decide che l’unica soluzione è abbandonarlo nel bosco. Ma Era è furba, trova il bambino e… Niente, decide di allattarlo, perché i bambini le fanno tanta tenerezza. Eracle, però, è così forte che mentre succhia il latte ne fa uscire una quantità tanto grande da schizzare nell’intero universo. Quello è latte di dea e infatti si trasforma nella Via Lattea, la nostra galassia ricca di miriadi di stelle, a ricordare la grandezza di Eracle che, a sua volta, diventa un dio… La lira è uno strumento musicale a corde costruito da Ermete con la corazza di una testuggine, capace di emettere un suono dolcissimo. Un giorno Ermete, che è un po’ sbruffone, ruba il bestiame di Apollo che, come tutti gli dei, è vendicativo. Tuttavia, incantato dalla musica della lira suonata da Ermete, decide di perdonarlo e anzi di donargli il bestiame in cambio dello strumento. Tempo dopo, il dio decide di farne dono ad Orfeo, un giorno che lo sente cantare con la sua dolcissima voce capace di incantare le bestie feroci; è certo che così le sue bellissime canzoni diventeranno meravigliose. Ed è così che Orfeo partecipa al viaggio degli Argonauti partiti al seguito di Giasone per cercare il Vello d’Oro, con il compito di accompagnare col suo canto il ritmo serrato del remare degli uomini sulla nave Argo per spronarli. Quando passano davanti alle Sirene, il cui canto era una trappola mortale per i naviganti, Orfeo con la sua voce melodiosa accompagnata dalla lira supera in bellezza e dolcezza quello delle terribili creature marine. I marinai, così, non si fanno distrarre e il viaggio di Argo procede fino alla meta, la Colchide. Ma il destino di Orfeo è triste. Un giorno il figlio di Apollo, Aristeo, aggredisce Euridice, moglie del cantore, ma la donna cade e muore. Ade e Persefone, signori dell’Ade, impietositi concedono a Euridice di tornare indietro dagli Inferi – cosa mai successa prima! – a patto che Orfeo abbia fiducia e non si volti a guardare indietro per assicurarsi che lei lo stia seguendo fino alle porte del regno. Ma Orfeo non resiste e quando sono già sulla soglia istintivamente si gira a cercare con lo sguardo l’amata sposa. Ed è così che Orfeo rimane solo e infelice e rifiuta ogni altro amore, fino a che alcune donne, per vendicarsi di essere continuamente rifiutate, lo uccidono. La sua meravigliosa lira, compagna di una vita, viene portata in cielo e diventa la costellazione omonima, la Lira, nella quale si trova Vega, la quinta stella più luminosa del firmamento…

Ancora oggi capita a tutti noi di restare incantati col naso all’insù a guardare con meraviglia le stelle e possiamo soltanto immaginare lo stupore negli occhi degli antichi quando ripetevano lo stesso gesto migliaia di anni fa. Come dice Daniela Palumbo – giornalista e scrittrice prolifica di narrativa per bambini e ragazzi che, nel suo blog, racconta come da giovanissima la scrittura “intesa come curiosità del potere narrativo ed esplorativo delle parole” è arrivata presto a trovarla tra i banchi di scuola – nell’introduzione di questo bel volume, ce li immaginiamo guardare i puntini luminosi nel cielo e unirli con linee immaginarie fino a vedervi “figure familiari”, ovvero animali, strumenti musicali e guerrieri. Nacquero in questo modo le costellazioni e il cielo, in qualche modo, si fece più vicino. Ma le storie piene di magia che narrano di eroi, fanciulle e animali in realtà contengono molto altro, “le gesta di un popolo, le loro credenze e le tradizioni”. Tutti i popoli antichi “si sono raccontati anche attraverso le costellazioni del cielo, non solo i greci” ma l’autrice dice di aver scelto di parlare di loro perché fu l’astronomo greco Claudio Tolomeo a scrivere un trattato di astronomia, l’Almagesto, risalente circa al 150 d.C., che per oltre un millennio è rimasto l’opera più completa e di riferimento degli studiosi di ogni luogo. Con onestà disse anche che c’era stato un astronomo prima di lui a Rodi, Ipparco, che aveva già osservato e catalogato le costellazioni. Ad oggi, racconta ancora Palumbo, i moderni astrofisici contano nella Via Lattea ben 88 costellazioni. Questo viaggio incantato tra le stelle e le storie antiche, tradotto in un linguaggio adeguato a loro, diventa un prezioso regalo per i ragazzi. Esistono già, ovviamente, testi adatti ai più giovani che raccontano i miti greci e i rudimenti di astronomia ma l’idea originale è unire le due cose e creare un mondo meraviglioso che partecipa, possiamo dire, di letteratura, storia e scienza. “Un itinerario a occhi aperti nella notte buia, a testa in su. E a bocca aperta dallo stupore” recita esaustivamente la quarta di copertina. Questo viaggio ideale tra stelle e storie avviene attraverso un linguaggio semplice e a tratti poetico, talvolta prestato anche a nozioni astronomiche che con leggerezza seminano piccole informazioni capaci certamente di stimolare la curiosità e l’interesse dei ragazzi più inclini alla scienza; d’altra parte, i miti sempre avvincenti e straordinari deliziano come fossero favole. Il racconto che riguarda le dieci costellazioni è impreziosito dalle belle illustrazioni di Alessandra De Cristofaro che, con il suo tratto sostanzialmente classico, dà vita su carta ai miti ma anche alle stelle e ai “disegni” che esse creano sulla volta celeste. Con questo volume, adatto ai ragazzi dagli otto anni in su, si impara divertendosi e si spargono semi che possono germogliare e far nascere passioni nei più giovani. Daniela Palumbo racconta ancora sul blog: “Scrivo per passione. Perché le storie dell’immaginario restano sempre il posto preferito dove stare, tornare, il luogo che posso portare sempre con me, ovunque io sia, con chiunque io sia. Il posto dell’identità”. E storie ne ha scritte davvero tante, parlando sempre di cose importanti come Auschwitz, Shoah, disabilità, ecologia, femminismo, adolescenza e tanto altro ancora.



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