I Pani d’Oro della Vecchina

I Pani d’Oro della Vecchina
In un paese senza tempo una piccola vecchina vive presso il bosco, con la vita scandita dal succedersi delle stagioni e dei deliziosi dolci che, ricorrenza dopo ricorrenza, ama sfornare per i bambini del luogo. Un giorno qualcuno bussa alla porta della sua casetta “bislacca”: è la Morte, ormai un po’ dimenticata, che le chiede di entrare. La vecchina, non ancora pronta, propone alla Morte di ripassare dopo aver avuto la possibilità di concludere la preparazione del Pane Dolce di Natale che i bimbi del paese stanno aspettando con ansia. Chiedendole semplicemente un parere circa la riuscita, riesce addirittura a convincerla ad assaggiare il dolce caldo, appena sfornato.  Così, di volta in volta, la vecchina riesce a turbare ed emozionare la Morte con la dolcezza delle proprie preparazioni, persuadendola così a concederle il tempo necessario per chiudere tutte le meravigliose leccornie promesse ai bimbi. E la Morte, accolta e invitata nel calore della casa della vecchina il giorno di Natale, in mezzo ai tanti Pani d’Oro e all’allegria dei bambini lì riuniti, si abbandona alla felicità e alla commozione della Vita e della gioia che mai aveva incontrato. Giunto infine il momento atteso, la vecchina, prende per mano la morte pronta a seguirla. Per poi ricomparire, chissà, forse, in qualche notte di inizio anno a consegnare dolci…
Albo meraviglioso e toccante, pubblicato da Topipittori nella collana “Fiabe quasi classiche”. La penna di Annamaria Gozzi, rielaborando una fiaba popolare zigana, si cimenta, con grande misura e poesia, su un tema molto difficile per l’universo infantile, il tabù per eccellenza, l’angosciante snodo della morte, sfiorandone con ineguagliabile dolcezza gli aspetti critici. Con la leggerezza delle fiabe d’altri tempi, le sue parole avvicinano i bambini all’Oscuro, mettendoli in relazione con naturalezza e serenità con quanto non conoscono e temono. Incantevoli le immagini dell’illustratrice spagnola Violeta Lopiz, che dialogano con le parole del racconto in grande armonia, sfumando la vicenda in una dimensione rarefatta di sospensione quasi asettica, atemporale. Soltanto tre sono i colori messi sulla carta: il  bianco dominante a velare di inverno e di candore ogni pagina, i vitali tocchi di rosso sprigionati dalla vecchina e dalla sua casa, e il grigio della Morte che ripetutamente bussa all’uscio. Non esiste dramma, la Morte arriva perché deve arrivare, tutto è naturale, senza alcuno strappo né alcuna paura. È una Morte lirica, sola e rifiutata, candida a dispetto dell’aspetto scuro e senza volto, impacciata mentre si scopre capace di emozionarsi e commuoversi, disorientata nel provare sensazioni del tutto inedite. È un’opera che sembra anche un canto e un inno al valore del piacere e della condivisione, dell’armonia e dell’accoglienza, sensazioni straordinariamente vitali e terrene, capaci di stravolgere la natura e l’essenza della negazione. Un libro bellissimo che, attraverso una "sconvolgente" Morte umanizzata, insegna ai bambini a non averne troppo timore e a farci i conti attraverso una naturale anche se inevitabilmente malinconica accettazione.

 

 

 

 
 
 
 
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